Per un pugno di ordinanze…di Gianluca Fiusco

Le ordinanze sono tre, dichiarava un compunto sindaco Tranchida, l’8 luglio scorso nel corso della Conferenza stampa di presentazione della ztl (zona a traffico limitato). Ovvero: la nr. 98 del 3 luglio, definita da Tranchida stesso l’ordinanza “madre”; poi arrivano le prime correzioni, integrazioni con la nr. 99 e la 100. Quindi la 105, la 110. Poi abbiamo la 113 del 27 luglio. Fino al capolavoro dell’ordinanza nr. 120 dell’11 agosto scorso.

Sia chiaro, molte di queste ordinanze introducono modifiche alla viabilità cittadina in virtù dell’emergenza pandemica da Covid-19. Non è dato sapere se, terminata l’emergenza, svaniranno nel nulla o verranno assorbite in un testo unico sulla Ztl. C’è già chi lavora al compendio per farne argomento di tesi in diritto amministrativo e degli enti locali: il sistema delle ordinanze, come rendere invivibili le città.

Fortunatamente Carlo Doglio è scomparso da anni altrimenti gli verrebbe la gastrite al sol sentir nominare “Trapani” nella toponomastica italiana.

Lui che, prima di metter mani a piani urbanistici, fu inviato a visitare varie città d’Europa per poi studiare nuove pianificazioni urbane e riforme istituzionali.

Trapani meritava una ZTL?

Trapani è una città in ritardo. E se il ritardo storico fosse motivo di vanto avremmo di che essere fieri.

Mentre diverse città italiane si dotavano delle proprie ZTL fin dalla fine degli anni ’80 (cosa resterà degli anni ’80? Ma le ZTL of course!), la città inesistente, Trapani, disattendeva tutte le disposizioni adottate, ad esempio, dall’Amministrazione Damiano.

Eh già, il tanto vituperato sindaco Damiano, ci aveva pensato addirittura nel 2013.

E, sempre nel 2013, l’allora consigliere comunale, oggi vice sindaco Abbruscato aveva suggerito l’«istituzione di un posto fisso di vigili urbani in prossimità della nuova zone a traffico limitato, in modo da consentire, a chiunque ne facesse richiesta ed avendone titoli, di poter entrare con automezzi all’interno dell’area».

Trapani, quindi, già nel 2013 era in ritardo e si, si meritava una ZTL. Oggi, forse, meriterebbe una AVR, area a viabilità regolata mettendo insieme ZTL e ZVL (Zona a Velocità Limitata), aree esclusivamente pedonali, così da rendere possibile non soltanto il proseguimento del flusso viario in alcune arterie a velocità ridotta (in genere 30 km/h), diversificando l’intervento come è giusto che sia quando si dovrebbero governare le complessità.

Non è soltanto una questione semantica è proprio un diverso paradigma per affrontare e risolvere la questione.

La sovrapposizione e la superproduzione di ordinanze non dimostrano soltanto la navigazione a vista dell’Amministrazione Tranchida.

Denunciano semmai da un lato la mancanza di una visione strategica della città, del suo sviluppo, della sua identità, del futuro. All’origine di tutti i mali, credo di averlo già detto in altro momento, vi è l’assenza di una visione politica.

Dall’altro lato la “sperimentazione” dimostra, inequivocabilmente, la poca o assente conoscenza della città, dei suoi antichi e nuovi vizi (la passeggiata in auto), delle sue scarse virtù, delle possibilità.

Non ne faccio colpa al Sindaco, che trapanese non è e, abituato ad altri flussi viari, si fa cogliere impreparato. Anche sulla ZTL.

Tuttavia l’ala sobria dell’Amministrazione, quella che rivendica origini trapanesi e attaccamento a Sant’Alberto, non solo non si è dimostrata all’altezza del compito affidatogli ma, nella prospettiva di subentrare a Tranchida almeno nella candidatura a sindaco, ha evidenziato di non saper guidae guidare il primo cittadino verso decisioni più condivise e perciò efficaci.

La produzione esagerata di ordinanze, anche se Tranchida aveva messo le mani avanti dichiarando la sperimentazione del progetto, è anche scarsamente pedagogica. Cioè trasmette nei cittadini, oltre alla confusione, l’idea che la ZTL sia qualcosa di indefinito e indefinibile, oscuro, incerto, problematico, che crea caos e non mette ordine.

Ecco perché un’area a viabilità regolata, dove, accanto alle limitazioni vi siano anche misure di moderazione del traffico, di diversificazione degli accessi ai mezzi in possesso di caratteristiche ben precise (auto elettriche, bici, etc…).

Insomma serve, come sempre, una visione strategica d’insieme e perciò politica. Assente dalle prospettive di una Amministrazione, in parte disinteressata perché estranea alle vicende trapanesi, in parte impegnata a rimanere sobria, in parte concentrata ad organizzare il proprio futuro politico quando Tranchida si candiderà alla Regione.

La spasmodica fretta nell’emanazione di ordinanze e la sovrapproduzione di ordinanze, che estendono le zone, gli orari, aggiungono, tolgono, etc…, è solo la dimostrazione che questo progetto non rientra nel progetto politico tranchidiano. Nel senso che non rientra nel pensiero che ha originato questo progetto. Che, appunto, dimostra la potenza di fuoco del patto elettorale, quando ci sono le elezioni, ma che poi si sgonfia, perde efficacia quando ai numeri, elettorali, subentra la necessità di fare politica.

Gianluca Fiusco