La vittoria finale della partita dell’imprenditore Andrea Bulgarella raccontata in un libro

C’è rabbia, tanta ancorchè giustificata, rabbia nelle parole di Andrea Bulgarella, nel ricordare la sua vicenda che ha rischiato di interrompere l’attività di una delle maggiori imprese private italiane del settore edile, ma anche il destino personale dell’imprenditore e delle centinaia dei suoi dipendenti. La sua vicenda, che è finita nelle cronache di quasi tutti i giornali nazionali, ma non tutti, ha deciso di renderla pubblica in un paio di libri facendosi collaborare dal giornalista Giacomo Di Girolamo che di libri suoi ne ha scritti un paio e tutti con un unico versante: mafia, antimafia e “mafia dell’antimafia”.

Il primo “racconto” , il primo libro, scritto a due mani da Andrea Bulgarella e da Giacomo Di Girolamo ha il titolo de  “la partita truccata”; la vicenda giudiziaria della quale è vittima non era ancora terminata definitivamente, ma già in quell’occasione Bulgarella non ha avuto alcun problema a denunciare quel sistema che parte dal “pentito o falso pentito”, per arrivare fin su, alla magistratura. Il secondo volume, quello presentato  a Trapani in una bellissima  sede ma ad una sparuta rappresentanza della stampa, si intitola “ Finale di partita”. E’ anche il finale definitivo della partita che lo ha visto contrapporsi ad un paio di magistrati di Firenze e di Trapani che, da quanto fa comprendere lo stesso Bulgarella, erano convinti di avere trovato l’ennesimo tesoro di Messina Denaro lasciato in custodia all’imprenditore. Ovviamente, ecco il finale di partita, il risultato è stato diverso e Bulgarella è stato scagionato, ma dopo anni di traversie, da qualunque accusa. Innocente certo, ma quell’indagine così raffazzonata grida vendetta.

Incredibilmente la ”vendetta” non la cerca Bulgarella, che si dice “sognatore”; vuole soltanto che venga restituito l’onore alla sua impresa, ai suoi operai trapanesi. Ecco, nelle sue parole, ma anche nel racconto del suo libro, ricorre spesso l’esaltazione di questi operai che “hanno tanto da insegnare ai loro colleghi del nord. Sono i migliori”. Dagli operai, alle imprese trapanesi, alle stesse banche di Trapani, della Sicilia, del Sud. Ne fa una difesa spasmodica, toni irati, accuse “documentate” per le imprese del Nord che “sono venute a rubare lavoro” alle imprese di Trapani. Per Bulgarella la presenza della mafia in provincia “ che io non conosco, ma che non nego esista” –  ricorda gli attentati subiti e le denunce che ha fatto, senza alcun risultato ndr – è stata volutamente utilizzata per scardinare il tessuto produttivo locale. Non solo quello, anche il sistema bancario; cita l’esempio della banche trapanesi che l’Italia intera accusava di essere qualcosa simile alla cassaforte della mafia. Quello stesso denaro quando le banche trapanesi sono state acquisite dalle grandi banche del Nord ed in particolare dalle multinazionali, improvvisamente si è trasformato in denaro pulito. Di esempi come questo ne cita tanti nel libro e anche durante la chiaccherata con la stampa in Toscana, dove aveva già presentato il libro, e a Trapani. A questo proposito cita il direttore del giornale “la Nazione” di Firenze, dove Bulgarella ha trasferito molti suoi interessi, che lo aveva “massacrato” di disinformazione, ma che ha avuto il coraggio di chiedergli scusa. Cita questo esempio per polemizzare con la stampa tutta, nazionale e locale; di quella nazionale ricorda, con alcune eccezioni, come era stato trattato; quella locale per invitarla a fare inchieste sul territorio, denunciare i tanti mali della città. Ma il capitolo dell’informazione oggi, con l’avvento dei social aprirebbe capitoli non proprio allegri.

Durante i “troppi” anni di questa inchiesta, è la sua denuncia finale, nessun investigatore, nessun magistrato lo ha mai convocato per un interrogatorio. Un fatto strano. Allora l’interrogatorio se lo fa lui. Il “Finale di partita” è infatti l’autointerrogatorio dell’imputato Andrea Bulgarella davanti al magistrato che non c’è. Domande e risposte, come tutto l’agevole libro da leggere.

                                                                             Aldo Virzì