IL MONDO DEI “MISTERI” DI TRAPANI  di Giovanni Cammareri

Al peggio non c’è mai fine. E’ un fastidioso detto abbastanza in linea con quanto a Trapani afferisce al mondo dei Misteri. Non stiamo parlando di esoterismi o di arcane impenetrabilità, no, stiamo parlando di una processione del Venerdì Santo che altrove farebbe inorridire fedeli, studiosi, semplici osservatori. 

Qui invece, da qualche decennio ci si è come assuefatti al dirompente nuovo, alle elefantiasi, al kitsch. 

D’altra parte, con una Diocesi distratta e che ora, con diplomatica lungimiranza, diventa perfino propositiva, in tanti potranno ritenersi ancora più liberi nel potere additare gli ingenui puristi di prima quale stupida gente avvezza agli anacronismi. 

Il mondo cambia, del resto, onda facile da cavalcare se a tanto aggiungiamo l’inciampo Covid, una storiaccia senza fine con annesse situazioni di ripiego comprensibili. Contingenze, d’accordo. Ma sarebbe lo stesso da stolti rimanere impassibili innanzi al programma quaresimale 2021 delle cosiddette “scinnute”.  

In poche parole trattasi dell’ennesima conferma del trend irriguardoso verso un minimo di rispetto nei confronti della memoria di un popolo e quindi della sua storia e cultura. Cosucce. Che, a proposito, per meglio capire, il nutrito programma può almeno aiutare nel rendercisi conto della mancata designazione di Trapani a Città, appunto, della Cultura. Non necessita molto per leggervi l’esemplificazione. 

In sintesi, la città ha perso da tempo i punti di riferimento della coesione identitaria, rimanendo indifferente nei confronti di ciò che ha irreversibilmente smarrito. Il risultato, con le dovute e ripartite colpe, è quello di una comunità esposta a vulnerabilità sociali ad ampio raggio e perciò priva di una propria Cultura. Le “scinnute”, parte comunque irrisoria del vasto campionario, ne fanno parte. 

Ritornati in argomento, oltre ad avere avuto in passato, in un lontano passato, d’accordo, un senso religioso ineccepibile, ma pure popolare, ci mancherebbe, esse rappresentavano per i trapanesi uno spontaneo riabbracciarsi con le proprie cose quando ne arrivava il tempo. 

Prive di enfasi, avvenivano senza ricerche di effetti speciali, nella ineccepibile, puntuale ripetizione di momenti e gesti semplicissimi, forza espressiva della dignità propria alle manifestazioni di autentico spessore e non di plastica.

Quando cominciarono a chiamarle “scinnute” erano già antiche. Pare esistessero dal 1648 e altro non erano state che semplici funzioni legate ai soli venerdì di Quaresima..

La Confraternita, prima del Preziosissimo Sangue, in seguito pure col titolo S. Michele, esponeva il Santissimo assieme ad alcune reliquie quali vesti di Cristo e Sindone, vagamente menzionate in un documento. Pensate, non esistevano ancora gli attuali “gruppi”. 

Con la successiva realizzazione che abbracciò quasi tutto il Settecento, le funzioni si stabilizzarono con l’esposizione, a turno, di uno dei soliti cinque (sempre gli stessi ogni anno) in quanto ritenuti di maggiore importanza iconografica. Orazione all’Orto, Dinanzi ad Hanna (processo religioso), Coronazione di Spine, La Sentenza (processo politico), i primi quattro. Al quinto venerdì, la diffusa (geograficamente parlando) dedicazione al Cristo portante la Croce, suggeriva anche Trapani ‘a scinnuta d’ u Signuri ca Cruci n’coddu; così, detto all’antica, va, quest’anno anticipata al quarto perché, ci diranno, il quinto è san Giuseppe.

Il sesto infine, detto “dei Dolori”, veniva riservato all’Addolorata come del resto accade ancora ovunque ma non a Trapani, dove sarà il turno del Cristo Morto. Altra anomalia se si pensa a rispettabili eruditi del passato i quali informano e rimarcano che i Misteri davanti ai quali si predicava in Quaresima riguardavano la sola Passione. Non la Morte dunque, evento rinviato al Venerdì Santo lungo un dialogo tra liturgia e religiosità popolare ancora privo di situazioni conflittuali. 

Dopo la metà del 1700, completato l’oratorio di S.Michele, ciascun “gruppo” cominciò a essere conservato in una propria cappella, fatto da cui scaturisce la coniazione del termine “scinnuta” visto che da qualche parte il Mistero dovette effettivamente, materialmente, cominciare a essere sceso. Si trattava tuttavia di un’operazione effettuata privatamente, necessaria solo a sistemarlo nel posto che avrebbe occupato per la funzione. 

La denominazione, conservatasi fino ai nostri giorni, oggi appare straabusata ed equivoca per l’azione che suggerirebbe, considerando che i “gruppi” non vengono ormai scesi da nessuna parte. Ma va bene lo stesso.

Leggere semmai nel programma 2021 di accompagnamenti musicali (non si capisce se registrati o con banda all’interno della chiesa) per i semplici spostamenti in chiesa, appare perciò altra invenzione dei tempi, ulteriore tocco banalizzante di un vuoto contenutistico ed estetico comunque preesistente, per il quale nessuno ha mai provato vergogna. 

Ventidue (madonna dei Massari e del Popolo comprese) appuntamenti dipanati in trentasette giorni rappresentano un colpo ad effetto mai visto su questi schermi. 

Andranno in diretta streaming e perciò schermi va bene. 

All’interno della chiesa potranno starci cinquanta persone per volta invitate dal ceto di turno, cioè una cosa privata tra privati. 

E pensare che la tendenza delle funzioni fuori dai canonici venerdì, che aveva preso piede dalla fine degli anni ‘80, era stata arginata dal vescovo Micciché nel 1997. Si ritornò allora ai soli venerdì stabilizzando una Via Crucis settimanale che partendo dalla chiesa di S. Domenico giungeva al Purgatorio. Fu una forma di sacralità e religiosità decisamente più aderente alle circostanze, lontana dagli “stacchi musicali” (non si capisce di che musica), dalle pillole di didattica somministrate dalla professoressa Novara, dai momenti di preghiera “animati”… dall’Unione Maestranze (?). Al globalizzato, insomma. Mentre nel relativismo della creatività, dietro al portone, fuori, rimangono i contenuti, il passato, la tradizione.  

L’ultima parola profferita è grossa. Per fortuna è stata bandita da anni. Niente fastidi quindi per i novelli creatori di talk show e strade sempre più in discesa alla volta dell’eccessivo. 

Guai osare solo pensare a improvvise inversioni di rotta. 

Poteva essere l’anno buono (giusto per dire), ma la pericolosità di qualche inopinato recupero avrebbe messo a repentaglio la magnifica decostruzione culturale in atto.  

                                                                                                     Giovanni Cammareri

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