L’assesore Dario Safina scrive… Il Direttore risponde

Caro Dario,

ti ringrazio di avere accettato prontamente il mio invito a commentare l’intervista di Tranchida, da un anno e mezzo il mio Sindaco in quanto, IO nato e residente in questa città. Se mi permetto di aggiungerlo è perché sai bene che esserci vissuto in questa città è cosa diversa dall’esserci, per carità legittimamente, paracadutato. Mi sono rivolto a Te, un giovane che ho da sempre considerato intelligente e capace, con il quale, come dici, mi sono spesso confrontato. Sono lieto di averlo rifatto, sono certo come te che continueremo a farlo, riconfermo il mio giudizio. Confermo abbiamo comuni finalità.

Detto questo passiamo al contenuto seguendo il tuo ragionamento, a cominciare dall’incipit, quello “dell’autodenuncia”: è stato voluto, lo rifarei perché si innesta nel ragionamento che ho fatto in quell’articolo che, come ha detto un amico e collega, è stato scritto con rabbia. E’ tremendamente vero, scritto con la rabbia di vedere il tuo Sindaco fare delle esternazioni che, per chi legge un pò di storia, e tu ne leggi tanta, pur con le abissali differenze, ricordano periodi lontani di oltre 70 anni.

Non ho contestato e non contesto il principio del “rimanete a casa”, giusto, giustissimo, l’ho scritto io per primo. Questo è quello che deva fare un Sindaco e non mi interessa se qualcuno dentro l’istituzione comune ha qualche fobia di Covid 19. All’istituzione, come scrive nelle sua bellissima lettera aperta Gianluca Fiusco, si richiede calma e consapevolezza del ruolo. La si richiede principalmente al Sindaco. So bene come te e come tutti i trapanesi  il rischio che corriamo, che al momento è ancora assolutamente gestibile; mi preoccupa se la “confusione” dei ruoli dovesse mantenersi in malaugurati ( facciamo gli scongiuri) momenti di picco del virus  anche a Trapani!

Mi enumeri le cose fatte, ne prendo atto. Avete fatto il vostro dovere. Non avevo alcun dubbio, in particolare, sulle tue capacità di assessore al personale, sai che per me avresti dovuto fare altre scelte, ma tant’è. Devo però sommessamente dirti che qualche notizia di disfunzioni, le chiamiamo così, sono arrivate anche a me e non le ho scritte perché non volevo alimentare polemiche in questi momenti. Al comune di Trapani ho trascorso, con qualche ruolo, la metà della mia attuale vita, conosco la macchina comunale, i suoi pregi e i suoi difetti. Tu stesso mi hai detto che sei dovuto intervenire in un servizio perché un dipendente ti ha telefonato. Hai fatto non bene, benissimo. Quei pochi dipendenti rimasti, con qualche eccezione, vanno sempre elogiati e tu lo hai giustamente fatto, anche in questa lettera.

Andiamo al punto dolente, al Sindaco che si rivolge pubblicamente agli “scimuniti”. Trascuro la coreografia e certe malelingue su questa intervista. Se si ascolta il contenuto e le forme sembra che a Trapani ci siano migliaia di cittadini che tranquillamente passeggiano per la città, giardini pieni etc, poi ascolti i servizi delle emittenti locali e le interviste al comandante dei vigili urbani e scopri che quelli che girano per la città e che sono stati identificati erano tutti, dico, tutti, in regola con le disposizioni di legge. Solo oggi, chissà come mai, siamo informati che sono stati denunciati due cittadini ericini che avevano “superato il confine”: “provenienti da  San Giuliano  si attardavano  senza motivo al Rione Capuccinelli”, cioè a distanza di qualche centinaio di metri. Ed il Sindaco che trionfante annuncia “sappiano i furbi che non ci saranno sconti per nessuno. Tolleranza zero”. Alè. Imitazione di Rudolph Giuliani sindaco di New York, ma era il 94 e dall’altra parte c’era la mafia!

Ritorniamo al comandante dei vigili urbani: i trapanesi sono ligi alle regole. Se è così, mi spieghi il senso di questa incredibile (sono un buono!) sparata del Sindaco? Sapevo già quando ti ho chiesto il commento che con la tua sagacia, stando miglia lontane dal contenuto, avresti operato una difesa d’ufficio. D’altra parte sei riconosciuto come un bravo avvocato!

Ma io sono un vecchio giornalista che ne ha viste e subite di cotte e di crude e non si lascia convincere, tanto meno si lascia intimidire dagli asini della tastiera plaudenti ai delatori ( non leoni, e se vuoi ti chiarisco partendo dalla mia lunga esperienza di giornalista di cronaca nera antimafia) che dimostrano di non sapere leggere il contenuto di un articolo. Ergo rimango fermo su quanto ho scritto in quell’articolo, rimango fermo sul deplorevole; ad un Sindaco non è permesso aizzare delatori, dare il suo numero personale del telefono etc. Credimi, sono convinto che se fosse stato un altro Sindaco, per esempio militante della destra, l’avv. Safina, un vero democratico, se lo sarebbe sbranato non solo politicamente, ma anche legalmente. E tu sai che quelle esternazioni sono sul filo della legge, non solo quella sulla privacy. A proposito: neanche il famoso Sindaco di Delia nella sua esternazione – che come quella di principio di Tranchida dice cose giuste – invita alla delazione e a infrangere la legge sulla privacy. In Lombardia si stanno facendo i controlli sui telefoni, MA IN FORMA ANONIMA RISPETTANDO LA PRIVACY, con l’unico intento di conoscere le zone di maggiore intensità di persone che circolano per infittire la presenza di polizia e vigili urbani nelle zone. Questo è giusto! E il Sindaco di Milano ragiona con i suoi cittadini, come il Sindaco di Palermo che hai visto nel filmato che segue il mio articolo, come la Sindaca di Erice Daniela Toscano che fa un’intervista da offrire da esempio al Sindaco di Trapani.

Anch’io mi sono allungato. Chiudo, certo che queste nostre conversazioni, purtroppo scritte, presto riprenderemo a farle guardandoci in faccia, a “scazzarci” amichevolmente, da amici, da compagni. Chiudo anch’io con una nota personale: nel mio stesso edificio, altra scala, abita un mio fratello, un altro in condizioni di salute non ottime sta a Trapani, un altro a Erice. Non posso vederli, solo sentirli.

 Io sono un giornalista, direttore di Tvio, avrei titolo, volendo di girare per lavoro in città, mi sono imposto un’autodisciplina. Esco solo per l’acquisto del giornale; qualche volta, quando esce per la spesa, lo fa mia moglie al mio posto. Poi come tutti i cittadini rispettosi delle norme, più perché ritenute sagge e necessarie che perché  imposte, rimango a casa. Come fanno e devono continuare a fare tutti i trapanesi, senza aver bisogno del terrorismo di un sindaco, compresa la sua ultimissima cosiddetta esternazione, o paura della delazione di uno “scimunito”.

Con l’affetto di sempre

 Aldo