Registro dei bambini mai nati: ritorno al medioevo

Non ci stanno ad un ritorno agli anni 50, al medioevo, a proposte oscurantiste. Sono le donne democratiche del PD che hanno deciso di ribellarsi alla decisione del consiglio comunale di Marsala di istituire un “registro dei bambini mai nati”; un modo vergognoso per riproporre, sia pure indirettamente, l’ormai superato nella coscienza civile, problema dell’aborto. Non è un caso che la proposta e l’approvazione del consiglio comunale lilibetano sia subito stata ripresa dai giornali della destra. Ed è un fatto, ed è ancora più grave, che anche i consiglieri comunali marsalesi appartenenti all’area del centrosinistra (PD compreso), con sole tre eccezioni, l’abbiano votato.

Ecco, a tutto questo si sono ribellate le “democratiche”, in pratica le donne iscritte al PD che hanno lanciato un appello-sottoscrizione “di ribellione”,  intanto rivolto alle loro colleghe iscritte al partito, ma aperto a contributi esterni. Un appello che è stato raccolto già da decine di persone, superata quota centocinquanta. Tra le prime a firmare, ed è significativo, la presidente dell’assemblea provinciale del PD, una contestazione silenziosa dell’operato dei colleghi consiglieri comunali di Marsala  iscritti al partito. Dice la presidente Valentina Villabuona: “…indipendentemente dalla libertà di coscienza dei singoli nel PD ci sarà sempre spazio per la tutela dei diritti e devono trovare riferimenti le tante associazioni che in questi giorni hanno manifestato le loro preoccupazione per il “registro dei mai nati”.

Di seguito uno stralcio dell’appello delle democratiche: “Riteniamo che le parole siano importanti, solo il fatto di pronunciarle, di richiamarle e scriverle su dei documenti amministrativi abbia conseguenze culturali importanti, sulla mente e sul pensiero di chi le ascolta, e aprono la strada verso fattispecie che altrimenti non avrebbero luogo. Per questo chiamare “bambino” il frutto del concepimento non solo non è corretto, considerato che non vi è stata nascita, ma nasconde fini che vanno oltre la semplice modifica di un testo regolamentare.

Riteniamo che il voto del consiglio comunale rappresenti una pagina triste della storia di Marsala, perché entra a gamba tesa in un tema delicato, attaccando, neppure tanto indirettamente, i diritti delle donne, e manipolando anche l’intimità di una scelta, il dolore di un momento che segna profondamente la vita di una donna, aldilà delle modalità con cui questo avvenga.

Riteniamo che utilizzare un consiglio comunale per attaccare una norma di civiltà sia particolarmente grave e inopinatamente invasivo, e dimostra chiaramente quale sia l’idea di città che qualcuno vorrebbe far prevalere, una Marsala medievale che pensando di tutelare le donne scivola verso la loro colpevolizzazione”.

                                                                     A.V.