Trapani “l’ombelico del mondo” ?

A Trapani questo pensiero è abbastanza diffuso. Sappiamo che uno dei motti locali è “semu forti e n’annacamu”, riferito spesso all’impegno calcistico. Tradotto: siamo forti (i trapanesi) perciò gongoliamo. Mi si concederà una certa licenza poetica.

Da alcuni giorni è stata lanciata on-line la campagna di comunicazione predisposta dal Distretto Turistico Sicilia Occidentale. I Comuni partner del Distretto, che hanno cioè sottoscritto la realizzazione del programma triennale di sviluppo dell’attratività turistica sono: Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Favignana, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Salemi, San Vito Lo Capo, Trapani e Valderice.

Il progetto di valorizzazione della Sicilia Occidentale ha subito, dicono, una leggera modifica per via della vicenda pandemica e così nel 2020 il Distretto ha pensato bene di rivolgersi al turismo di prossimità, al mercato domestico. Detta in soldoni: facciamo che i turisti siciliani vengano a Trapani. Come a dire: ridistribuiamoci tra noi le economie.

Ma, in pratica, cosa ci dicono i flussi turistici regionali? Prendiamo l’ultima rilevazione ISTAT: secondo questi dati, infatti, nel 2018 nella nostra isola si sono registrate 15 milioni e 135 mila presenze negli esercizi ricettivi: il 3 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il dato è equamente distribuito tra turisti italiani (7 milioni e 400 mila) e stranieri (7 milioni e 700 mila), ma rappresenta appena il 3,5 per cento di un totale nazionale di 429 milioni. Se si guarda alla classifica dei primi cinquanta comuni italiani per numero di presenza negli esercizi ricettivi troviamo una sola città siciliana: Palermo, al 34esimo posto con 1 milione e 454 mila presenze[1].

È innegabile che la strategia italiana, e siciliana in particolare, sia mirata alla redistribuzione del turismo interno. Siciliano in particolare, attese, tra altre, le difficoltà ed il rincaro dei voli da e per la Sicilia.

Tuttavia i dati Istat e Banca d’Italia, parlano chiaro: se gli italiani scegliessero di rimanere in Italia per le vacanze potrebbero produrre una spesa pari a quasi 21 miliardi di euro, che riuscirebbe a compensare circa il 30% del probabile crollo di turisti stranieri. Ma, appunto, se.

In Sicilia, al netto del “sasso nello stagno” delle strategie attuali, si potrebbe registrare un calo della domanda turistica fino al 35% ovvero una perdita tra 3 e 5,4 milioni di presenze, con un mancato introito di 3,7 miliardi di euro.

Infatti, se poco più della metà degli italiani (51%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi, solo il 5,5% ha già prenotato.[2]

E se la Sicilia, insieme a Toscana e Puglia, è tra le mete più gettonate da chi ha dichiarato di trascorrere una vacanza in Italia (92,3%), bisognerà fare i conti con quello che Demoskopica ha chiamato lockdown psicologico, ovvero le ricadute sulle scelte e sui consumi turistici degli italiani. Ben 4 su 10 optano per soluzioni ricettive ritenute “più sicure”: appartamento preso in affitto (18,9%), casa di proprietà della famiglia (17,4%) oppure ospite di parenti o amici (5,2%)[3].

Cioè è verosimile che questi flussi “interni” potranno molto limitatamente restituire ossigeno al sistema turistico e, certamente, non potranno sostenerlo tutto.

Il che significa che una parte di chi opera nel settore dovrà, gioco forza, abbandonarlo o fare altro. Che significa, in prospettiva, un impoverimento della già non sempre performante offerta turistica e ricettiva.

E, tutto questo, ci porta, inevitabilmente a prendere atto che l’apertura di un B&B o di un transfert da e per qualsiasi luogo, non rende automaticamente esperti di flussi turistici né di marketing territoriale, così come dire di saper fare un sito web non rende esperti di comunicazione.

Ecco quindi che, per tornare al Distretto Turistico della Sicilia Occidentale, il grosso dell’investimento comunicativo, oltre alle solite pubblicazioni “specialistiche” e qualche passaggio televisivo (immagino TV al di fuori del Distretto, altrimenti che senso avrebbe), come annunciato, si farà sui canali digitali con un incentivo reale: una notte omaggio a chi si iscrive al portale e decide di passare le vacanze nella Sicilia Occidentale.

Ah, la promozione si chiama “l’ospitalità da noi è sacra”.

Voglio dirlo subito: a me la provocazione di fondo della campagna non è dispiaciuta. Il pensiero secondo il quale il territorio trapanese è invidiabile sotto molti punti di vista lo condivido “senza se e senza ma”.

Tuttavia, ad una analisi più attenta, la grande campagna pubblicitaria, benché evocativa di altri luoghi e scenari sulla cui visione onirica c’è ben poco da dire, è parsa ripiegata sul locale. Per dirla brutalmente: solletica il trapanese dove è più sensibile, ovvero sull’amor proprio. Semu forti e n’annacamu, appunto. Cosa tuttavia ben diversa dalla valorizzazione territoriale.

Fare il verso, poi, ai Caraibi (ah, non ve l’avevo detto? Il sito si chiama nonsonoicaraibi.it), come ad Amsterdam o ad altre destinazioni cosmopolite comporta l’obbligo della verità.

Perciò la campagna rischia, a parere di chi scrive, di risultare di corto, anzi cortissimo respiro in una competizione, quella sul mercato interno, che sarà spietata e con protagonisti molto e meglio attrezzati a vincerla.

Cosa intendo dire? Semplice: se nel paragone con l’altrove (Marrakech, Mallorca,  o, più semplicemente, Taormina) mi limito al paesaggio non sto proponendo una alternativa credibile, ma una copia. E, nella copia, l’originale è sempre preferibile.

Non credo di dire nulla di nuovo, ma se la scelta è quella di contrapporsi a Bridgetown agli occhi dei turisti siciliani che, in maggioranza, neppure saprà dove si trova, si rischia di incuriosire più verso le Antille che verso Custonaci.

Senza considerare che per tutti i luoghi presi a paragone le bellezze paesaggistiche sono soltanto una parte di ciò che in quei luoghi è a disposizione del turista: poi vi sono i servizi, l’offerta culturale oltre che culinaria, lo svago nel tempo libero, etc.…

E qui casa l’asino. Il vaso di Pandora trapanese si riscopre vuoto perché abbiamo bloccato tutto e, fino a ieri l’altro, ammonivamo chiunque volesse venire a Trapani di farsi precedere dai risultati delle analisi. Insomma non proprio il massimo in termini di complessiva strategia comunicativa.

Delle due l’una: o al Distretto stanno provando freneticamente a mettere pezze dove alcuni pubblici amministratori aprono voragini di polemiche evidenziando scarsa o nulla unità di intenti tra gli enti territoriali, oppure si campa alla giornata e si vede come va.

Inoltre, se si smanetta sul siti istituzionale del Distretto, magari alla voce attività ed eventi (ad oggi), cercando qualcosa da fare tra il primo giugno ed il 30 settembre, troviamo zero risposte. Emblematico no?

Posso certamente sbagliare, tuttavia la campagna, che ha comunque intuizioni divertenti, è un grande spot ad uso e consumo della propaganda locale. E infatti, a poche ore dal lancio le tifoserie si sono scatenate: chi ha viaggiato e visto un poco di mondo oltre la cortina di pesto alla trapanese del Distretto, ha gridato allo scandalo; gli altri, le altre, quelli che vivono a Trapani e vanno in vacanza al massimo a lido Valderice (con tutto il rispetto) ha plaudito.

Certo, va detto e ribadito, in questo momento storico non è semplice “azzeccare” una strategia che restituisca respiro ad un settore che, per sua natura, è fondato sulle relazioni, i movimenti, gli incontri e le scoperte.

E Tuttavia la campagna promozione del Distretto dovrebbe servire a far comprendere a qualche rampante roboante primo cittadino che il turista non può essere, al tempo stesso, e a reti unificate, la caricatura che ne è stata fatta dai trapanesi nelle scorse settimane. A meno che dalle parti di Palazzo D’Alì si confonda la sacralità del visitatore come una certificazione da concedere, come per il battesimo, a suon di tamponi.


[1] Focus Sicilia, art. Turismo, il grande potenziale inespresso della Sicilia, 20 febbraio 2020

[2] Fonte Demoskopica, 12 giugno 2020

[3] Indagine Demoskopica, giugno 2020

Gianluca Fiusco