CONDANNE E ASSOLUZIONI PER LO STRALCIO DELL’OPERAZIONE “SCRIGNO”

Si dovranno aspettare i canonici novanta giorni per poter leggere le motivazioni della sentenza con la quale il Gip del Tribunale di Palermo Filippo Serio ha chiuso una prima parte della cosiddetta “operazione Scrigno” che nel marzo del 2019 avrebbe, stando alle risultanze delle indagini dei carabinieri e della Procura Distrettuale antimafia, assestato un colpo durissimo alla cosca mafiosa che agiva nel territorio trapanese, soprattutto sotto accusa il rapporto tra mafia e politica. Trentatre gli imputati di quella prima fase, successivamente ridottisi a 29, tra tutti spicca ancora oggi il nome dell’on.Paolo Ruggirello, dagli investigatori considerato il tramite tra la politica e le cosche mafiose.

Oggi la decisione del Gip ha riguardato i 18 imputati che avevano scelto il rito abbreviato, tra questi i mafiosi Pietro e Francesco Virga, figli di Vincenzo il capo di Cosa nostra trapanese, e Francesco Orlando. Ma tra gli imputati di oggi anche i “politici” Ivana Inferrera, già assessore al comune di Trapani, il prof. Francesco Todaro, collaboratore di fiducia dell’ex deputato Ruggirello e Carmelo Salerno. Gli altri imputati, e tra questi Paolo Ruggirello, hanno scelto il rito ordinario per il quale il processo è in corso.

Ma oggi la sentenza del Gip comincia a fornire un quadro più completo di quella operazione che, diciamolo subito, ne esce parzialmente ridimensionata. Certo ci sono le condanne, qualcuna anche pesante e inaspettata per la sua durezza, ma ci sono anche significative assoluzioni; c’è soprattutto l’assoluzione piena per chi avrebbe dovuto, Todaro e Salerno, rappresentare l’elemento di collegamento insieme a Ruggitrello, tra la mafia e la politica. Assolta anche la Inferrera  per la quale il suo legale, l’avv. Donatella Buscaino, è riuscita a far emergere la sua estraneità alla compravendita di voti con i mafiosi; condannato invece per lo stesso reato il marito, l’imprenditore Gaspare Daguanno. Mafiosi, sono, rimarranno anche in questa sentenza, i fratelli Virga e Francesco Orlando, quest’ultimo ridimensionato dal ruolo di capo; per i fratelli Virga e per lo stesso Orlando il magistrato ha riconosciuto il 416 bis (mafia) ma tolto l’aggravante della continuazione. I Virga e Orlando sono condannati anche per aver avuto promesse di denaro in cambio della promessa di voti rispettivamente da Vito Mannina in favore della figlia e dello stesso; Orlando da Luigi Manuguerra (  deceduto lo scorso mese di aprile ) per il figlio Alessandro. Un capitolo che però rimane aperto visto che Mannina ha scelto il rito ordinario. I fratelli Virga sono stati condannati a 8 anni ciascuno, per Orlando la pena è stata “ridotta” a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

Dalla sentenza del Gip a sorpresa emerge il ruolo dominante di Mario Letizia, imprenditore edile con attività esercitata soprattutto a Favignana; non solo mafioso, ma anche con ruoli di organizzatore e uomo di collegamento tra “gli associati”. Per Letizia la pena più dura: otto anni e quattro mesi di reclusione. La stessa pena per Pietro Cusenza che oltre ad essere  un mafioso di primo piano è condannato anche per aver avuta promessa una dazione in cambio di voti, reato consumato insieme a Pietro Virga. Ancora, stessa pena per Francesco Paolo Peralta, anche per lui la sentenza fa riferimento al suo ruolo di esponente mafioso e come Virga e Letizia cercato di nascondere la vera titolarità dell’impresa di costruzione.

Gli altri condannati: Michele Alcamo a tre anni di reclusione: Ninni D’Aguanno 3 anni e 4 mesi; Vincenzo Ferrara 3 anni e 4 mesi; Jacob Stelica 4 anni; Michele Martines 5 anni e 4 mesi; Francesco Salvatore Russo 4 anni; Leonardo Russo 3 anni. Da aggiungere per alcuni dei conmdannati l’aggiunta di una multa; la confisca  dell’impresa di costruzioni che faceva capo, almeno ufficialmente a Mario Letizia, il negozio “ “Lo Scrigno” e il bar “Efri”. Infine per i condannati anche il risarcimento alle parti civili, che sono comuni e una serie di associazioni.

                                                                         Aldo Virzì