Basket, I numeri di Tortona

La Bertram in estate ha costruito un team che ambisce legittimamente al grande salto. In panchina un autentico fuoriclasse, quel coach Marco Ramondino che cercherà di trovare prima possibile quegli equilibri propri del suo sistema, fatto di gioco controllato, ferocia difensiva e minuziosa organizzazione tattica che, appunto, da sempre costituiscono il suo credo. Verso obiettivi consoni al valore del roster a disposizione, che si traducono in “piano di sopra”. Ecco i singoli. L’ala è lo statunitense Jamarr Rodez Sanders (1988) che è un pretoriano di Ramondino ai cui ordini è già stato nel 2013/2014 con Veroli e nel 2017/2018 con Casale Monferrato, oltre la scorsa stagione proprio con la Bertam. Ha anche fatto ottime cose a livello superiore, sia nel biennio (2014-2016) con Trento che in Bundesliga (Telekom Bonn), maturando esperienza anche nelle coppe europee. È un esterno eclettico e dal grande impatto fisico che può giocare tutti i ruoli sul perimetro e, dato non trascurabile, ha impatto in entrambe le metà campo.

Insomma, talento ed atletismo non mancano, e per lui non solo punti ma anche grande contributo a rimbalzo e nei rifornimenti per i compagni, che depongono per le sue qualità di giocatore di sistema. Eccellente da oltre l’arco dei 6.75. Sul perimetro c’è anche Lorenzo Ambrosin (1997) che, dopo esser stato pescato nell’estate del 2017 in serie C da Agrigento, all’ombra della valle dei templi ha letteralmente scalato le gerarchie della Lega ed, oltre ad assicurare un buon apporto offensivo, garantisce una decisiva mano sia a rimbalzo che in difesa. La doppia cifra di media è ormai una consuetudine, nonostante siano di certo migliorabili le percentuali dal campo, sia da due che dalla distanza dove lo scorso anno ha faticato, specialità di cui ogni tanto abusa.

Può portare anche palla. Duttile. Poi troviamo il playmaker, confermato, Riccardo Tavernelli (1991) che garantisce sempre un livello di playmaking coi fiocchi. Molto abile in 1c1 (non a caso storicamente si procura tanti falli che tramuta efficacemente in lunetta) e nel rifornire di assist i compagni (sempre tanti assist per lui in carriera). Prezioso poi il suo contributo a rimbalzo (dato il ruolo), mentre il tiro dal campo lo premia a giorni alterni, soprattutto da tre, dove alle volte non è premiato dalle percentuali. Poi c’è l’ala argentina Agustin Fabi (1991), che a Reggio Calabria ed in parte Latina ha fatto grandi cose. È un atleta tatticamente versatile e non facile da leggere per le difese avversarie, poiché giostra indifferentemente tra il ruolo di “3” e quello di “4”, colpendo con le sue doti di tiratore e passatore sopraffino. Le sue indubbie capacità difensive ed il consueto apporto a tutto campo si traducono sul parquet a suon di prestazioni che non sempre finiscono nei tabellini. Il tiro da tre è la sua specialità, e lo usa più del tiro dalla media (spesso sopra il 40% di media da tre nelle scorse stagioni).

Reduce da un’annata ad “Est” con Udine parecchio sotto tono. L’ala-pivot del 1996 Luca Severini è arrivato “in corsa” da Treviso nella passata stagione. Decisivo, con doppia cifra assicurata, buone percentuali da sotto, rimbalzi e visione di gioco da esterno. Tira tanto dalla distanza, per “aprire” il campo, ed in area colorata usa più la sua tecnica che le spallate. Nel pitturato, sia “quattro” che “cinque”, l’ex Agrigento e Rieti Jalen Cannon (1993) che ormai da anni viaggia a ritmo da MVP. I centimetri non sono tanti ma sopperisce con una disarmante forza fisica, garantendo al proprio staff tecnico una versatilità e duttilità che si rivelano davvero preziose nello scacchiere tattico. Può mettere a referto il “ventello” (di solito con percentuali da due vicino al 60%) e sfiorare la doppia cifra di media a rimbalzo. La conoscenza del gioco lo porta ad essere anche un importante supporto per i compagni (buon assistman), risultando al contempo pericoloso in post basso, con capacità di subire diversi falli. Non solo muscoli in sostanza, ma anche buonissima tecnica individuale. Ogni tanto ci prova anche dai 6.75, con buone fortune. Un altro “nuovo” è l’ala Giulio Gazzotti (1991) che, dopo tanti anni al piano di sopra con Pesaro e Cremona, ha chiuso la scorsa stagione in A2 con la casacca di Udine (5.8 p.ti, 4.9 rimbalzi ed un convincente 35% dalla distanza).

Molto pericoloso come lungo atipico, il classico “4” versatile in grado di “aprire” il campo col tiro da fuori. Un “piccolo” di spessore è senz’altro il playmaker, confermato, Bruno Mascolo (1996) che, nonostante la giovane età, vanta già diverse esperienze che pesano (Torino, Agrigento, Latina, Siena, Napoli e Jesi). Può trovare tanto spazio ed incidere parecchio a referto, con punti, falli subiti, rimbalzi ed assist. Non sempre assistito dalle percentuali dal campo. Fatica dalla lunetta. Aggressività ed intensità di gioco non gli difettano di certo! Apporto a tutto campo per lui. Dall’Eurobasket Roma è arrivata la promettente guardia del 2000 Matteo Graziani che assicura principalmente tiro da tre (la specialità della casa). Giovane, con margini di crescita ma, al contempo, con un biennio di A2 di rodaggio già alle spalle. Interessante il prospetto italo-ghanese del 2001 Samuel Sackey che ha le caratteristiche del lungo moderno, con buona tecnica e mani educate, anche se deve migliorare dal punto di vista atletico e dell’impatto fisico col match.