Rizzi:” Aggredito e minacciato in una pizzeria,lo stato non mi tutela”

Non ha pace Enrico Rizzi, Capo della Segreteria Nazionale del Partito Animalista Europeo e neo Presidente Nazionale dell’associazione N.O.I.T.A. (Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali). Innumerevoli le minacce e le ritorsioni che il giovane animalista continua a subire per il suo giornaliero impegno nella lotta alla zoomafia ed in particolare ai combattimenti clandestini tra cani. Rizzi dallo scorso anno gode di un regime di sorveglianza e tutela disposto dalla Prefettura di Trapani, ma ciò, sembra non bastare più.[su_spacer]

Un grave episodio è occorso intorno alle 01:05 della notte tra sabato e domenica, quando Rizzi in compagnia di un amico e della compagna, si è recato presso una pizzeria da asporto sita in Via Manzoni. Una volta entrato all’interno dell’attività, il leader animalista ha subito riconosciuto un pluripregiudicato, amico di un altro pregiudicato trapanese che lo scorso anno era stato denunciato dallo stesso e che si trova adesso sotto processo per maltrattamento di animali (l’uomo spegneva le sigarette nella testa del suo pitbull).[su_spacer]

Anche il pluri pregiudicato lo ha riconosciuto e ha iniziato a parlare con altri suoi amici, fissando l’animalista.  Dopo pochi secondi, l’uomo è corso al primo piano della pizzeria per poi scendere tenendo la mano destra in tasca. Il rappresentante animalista, accortosi che la situazione stava per precipitare e per non mettere in pericolo l’incolumità della sua compagna, del suo amico e di se stesso, ha così tentato una via di fuga. L’uomo ha cominciato a rincorrerlo, prendendo qualcosa dalla tasca ma senza che nessuno riuscisse a vedere di cosa si trattasse. Rizzi è riuscito a chiudersi con la sua compagna dentro l’auto. Il suo amico, invece, è rimasto fuori ma per fortuna non gli è accaduto nulla. Il pregiudicato a questo punto lo ha “invitato”, insultandolo, a scendere dall’auto, tentando di forzare la maniglia della macchina. Spaventato, Rizzi ha chiamato la sala operativa della Questura di Trapani con una telefonata diretta al 113, chiedendo l’immediato intervento delle volanti.[su_spacer]

“Passati pochi secondi – racconta Rizzi – sulla strada è transitata una macchina dei Carabinieri. A quel punto ho messo in moto e lampeggiando con i fari, ho fatto cenno alla radiomobile di fermarsi. Ciò è avvenuto a distanza di appena 150 metri. Ho spiegato l’accaduto invitando i Carabinieri ad intervenire per identificare subito il pregiudicato e per mettere in sicurezza l’amico, ma la risposta dei Carabinieri è stata agghiacciante: “Non possiamo intervenire perchè non è competenza nostra questa strada. Deve chiamare di nuovo il 113. Io e la mia compagna abbiamo insistito e chiesto l’immediata identificazione del soggetto che ha tentato di aggredirmi, minacciandomi. Niente da fare, i Carabinieri si sono allontanati con l’auto di servizio come nulla fosse accaduto. A questo punto ho richiamato il 113 e spiegato quanto vergognosamente accaduto. Solo dopo 5 minuti sono giunte sul posto ben tre auto dei Carabinieri, tra cui quella che era andata via. Il pluripregiudicato, risultato anche in stato di ebrezza, è stato per fortuna identificato”.[su_spacer]

Rizzi ha già informato telefonicamente dell’accaduto il Prefetto di Trapani, Leopoldo Falco, che gli ha concordato un incontro per la giornata di martedì. “Sono consapevole dei rischi che corro con la mia lotta alla zoomafia ed alla criminalità – dichiara Rizzi- con l’unico obiettivo di perseguire la legalità e la difesa degli animali, ma non posso accettare quanto accaduto. Non solo sporgerò formale denuncia verso questi Carabinieri che infangano il lavoro di tantissimi altri colleghi a cui andrà sempre la mia immensa stima per il prezioso lavoro che svolgono, ma chiederò sia a S.E. Prefetto di Trapani ed al Col. Stefano Russo l’avvio di un immediato provvedimento disciplinare adeguato”.[su_spacer]

Questa, inveee, la dichiarazione dell’Avv. Alessio Cugini: “Vergognoso questo ennesimo episodio di violenza,  ma fa più inorridire il fatto che questo ragazzo metta la propria sicurezza in pericolo per un solo fine etico e chi dovrebbe tutelarlo per lavoro si disinteressa di intervenire, quando è chiamato a farlo. Segnaleremo il fatto in tutte le sedi giudiziarie e disciplinari competenti”.