Un voto di pancia

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No, non siamo stati assenti all’indomani del voto; per scelta non abbiamo riportato numeri e percentuali che già alle 23 di quel 4 marzo (domenica) hanno riempito la testa degli italiani, anche dei trapanesi.

Ci siamo chiesti che senso aveva riportare i voti di Trapani o della sua provincia quando, come si è visto subito, queste elezioni hanno avuto una unica logica nazionale. Logica politica? No, assolutamente no. Queste elezioni hanno segnato una svolta nel panorama politico italiano.

I cittadini, a Trapani come a Bologna o Bolzano hanno votato più con la pancia che con la testa. E la pancia esprimeva sentimenti di rabbia, di fame, non solo fisica, anche quello, ma soprattutto il bisogno di assumere una medicina che calmasse i dolori che venivano dallo stomaco.

E la medicina, la camomilla, è stata il voto. Un voto a partiti antisistema. Al Nord del Paese si chiama Lega, al Sud Cinque Stelle. Così dappertutto, anche a Trapani. Un voto dove i candidati rappresentavano solo un’appendice non necessaria. A Trapani come a Milano.

E’ da fare, quindi, una analisi generale del voto. Si farebbe un torto se, per esempio, nell’esame del voto della nostra provincia confrontassimo i numeri con i candidati. Lo diciamo in particolare per i candidati del PD, la sen. Orrù e l’on. Ruggirello. La loro non è stata una défaillance, lo è stata del loro partito. Bisogna riconoscere che hanno avuto coraggio, hanno lottato, ci hanno messo la faccia e anche le loro finanze, sono stati tra i pochi ad aprire comitati elettorali, fare manifestazioni, incontrare la gente. Non è bastato.

Nel Sud per essere eletti bastava essere anche dei signor nessuno (con le debite eccezioni ndr) purché pentastellati.
Allora bisogna risalire alle cause di questo voto. Che cominciano con l’ultimo governo Berlusconi, quello che ha lasciato il Paese in braghe di tela, con la più grande crisi economica del dopoguerra e con l’Europa che ci ha, di fatto, commissariati regalandoci il governo Monti.

Quel governo coincide con la nascita del fenomeno cinque stelle alle elezioni regionali e, successivamente, alle nazionali con la “non vittoria” di Bersani. Ma ancora la sinistra aveva un senso ed una storia, per quanto in crisi. Poi, come sappiamo, è arrivato un altro “fenomeno” di nome Matteo Renzi che, con arroganza, diceva al suo partito “ghe pensi mi”, ma in toscano.

A Milano “nasceva” un altro Matteo, di cognome Salvini, lui a buon diritto il “ghe pensi mi” poteva dirlo nel dialetto originario. La destra, anche la più estrema, populista e un po’ razzista, si sviluppava mentre un signore inascoltato gettava l’allarme sulla”mucca in corridoio”. Il resto è storia, quella dei nostri giorni: Salvini ha costruito il più forte partito della destra a forza di slogan.

A sinistra Renzi non solo non ha sconfitto i cinque stelle, ma li ha fatti crescere e, soprattutto, ha causato altro: ha fatto sparire la sinistra. Come ha scritto Michele Serra nella sua “amaca”: “ La Sinistra, comunque si sia chiamata, comunque abbia ridipinto le proprie insegne, come partito di massa, presenza comunque imponente, e potente, nelle sue varie mutazioni. QUEL partito non esiste più”.

Questo è il racconto, il nostro racconto di queste elezioni. Senza numeri e cifre di questo o quel comune. In altri angoli del giornale trovate le dichiarazioni dei candidati non eletti e dei politici.

Aldo Virzì