Pietro Savona accusa il PD, il partito al quale ha detto addio. Accuse pesanti, pesantissime, che probabilmente non troveranno mai risposte. Infatti, sembra che nel PD-  ma non solo,  anche qualche organo di stampa segue l’esempio – sia scesa la cortina del silenzio. Minimizzare, soprattutto per non disturbare l’attuale manovratore, cioè il “loro”candidato sindaco.

Ma torniamo a Savona, alle sue “confessioni”; fanno riferimento alla campagna elettorale delle amministrative dello scorso anno, quella che Savona “vinse”, ma allo stesso tempo “perse”. I fatti sono noti e non occorre ripeterlo. Ma su quei fatti Savona esprime duri giudizi che coinvolgono il PD provinciale e Nazionale, fino a Renzi. Intanto, per prima cosa rivendica il successo in termini di voti e di “senso di appartenenza e cementazione di rapporti  mai ottenuti nella storia della sinistra” malgrado, aggiunge, l’evidente disimpegno di una parte del partito.

“Mi riferisco, continua, non solo all’accordo Tranchida/Fazio, ma anche ad altri che lo hanno condiviso e quindi consentito, tant’è che nessuno è intervenuto”.  Accusa esplicita ai maggiorenti del PD, a cominciare dal  deputato leader      (del tempo ndr) in provincia di Trapani, ma anche alla segreteria regionale e a quella nazionale: “i leader hanno preferito fermarsi a Palermo, con tappe a Marsala ed Alcamo dimostrando disinteresse per una città che veniva posta alla gogna mediatica mondiale”. Il leader principale di quel partito si chiama Matteo Renzi. Insomma, fa capire, una scelta precisa e voluta: il PD, non gli iscritti e simpatizzanti, non voleva che a Trapani ci fosse un sindaco di nome Pietro Savona. Qualcuno nel PD  provinciale, uno soprattutto (Tranchida ndr), secondo Savona, aveva fatto una scelta fuori dal partito sancendo un accordo con Mimmo Fazio. Forse, come suggeriscono certe indiscrezioni,  l’accordo Fazio/Tranchida non è stato mai sciolto.

La sua conclusione, quella che ha determinato la decisione di abbandonare il PD è amara: “sono consapevole di essere stato proposto quale agnello sacrificale che malgrado tutto ha ottenuto risultati straordinari senza garanzie, coperture politiche e <mercenari>di turno”. La realtà di oggi: “ in città è scoppiata una questione morale, scoppiata durate la campagna elettorale ma che ha radici ben più remote” come attestano organi giudiziari che fanno riferimento a “personaggi che hanno gestito Trapani direttamente o indirettamente negli ultimi venti anni”. E che forse non hanno smesso.

Ma intanto un altro dirigente comunale del PD ha seguito l’esempio di Savona e del segretario provinciale dei giovani democratici Gaspare Messina abbandonando il partito. Si tratta di Domenico Rizzo, altro giovane che abbiamo visto fortemente impegnato nelle  campagne elettorali del suo da oggi e partito. Anche lui ha scritto una lettera ai segretari comunali e provinciale del PD.

Scrive tra l’altro: “ciò che è avvenuto e sta avvenendo a Trapani non può più essere taciuto. Mi preme innanzitutto ringraziare l’amico e dirigente del PD Pietro Savona, persona perbene, accanto alla quale non più tardi di 12 mesi fa abbiamo condotto una battaglia, del tutto trasparente, contro un modo di amministrare la nostra città che non ci è mai appartenuto, orgogliosi di indicare il Partito Democratico come quella forza politica che si proponeva, con un programma credibile e attuabile, alla guida della nostra città per rendere Trapani una città normale!

Oggi assisto, invece, ad un partito che, dopo settimane di silenzio, durante l’ultima riunione decide di non presentare il proprio simbolo alla prossima competizione elettorale! Presentando il logo “i Democratici” nel quale sarebbero dovuti confluire tutti i candidati che facevano riferimento al PD. Io ritengo che il Partito Democratico, snaturandosi del suo ruolo che da sempre lo ha contraddistinto, ha commesso l’errore di trasformarsi in comitato elettorale permanente”.

 

                                    

Aldo Virzì