MAFIA E MASSONERIA : UNA PRESENZA DEVASTANTE

Un quadro che definire preoccupante è un eufemismo; è quello emerso dall’audizione di investigatori e magistrati davanti alla commissione regionale antimafia. Riguarda Trapani e la sua provincia.

Non ha avuto giri di parole il presidente della commissione on. Claudio Fava nell’incontro con la stampa al termine delle audizioni: “ Abbiamo scelto Trapani come prima audizione perché siamo in presenza di una situazione urgente, con una emergenza particolare come quella del comune di Castelvetrano”. Poi è entrato nello specifico descrivendo un territorio ostaggio della mafia e della massoneria in un intreccio che è riuscito, riesce, a condizionare tutta l’attività non solo amministrativa che si svolge nel territorio.

Fava il suo “racconto” – che poi è quanto emerso dalle audizioni del Prefetto Pellos, del questore, dei comandanti dei carabinieri e della guardia di Finanza, del Procuratore della Repubblica Morvillo e del sostituto Andrea Tarondo – lo ha diviso in punti, lo ripercorriamo. Al primo punto la Pubblica Amministrazione; è uno dei gangli principali dove si trova e si nasconde la mafia: “ Cosa Nostra nei decenni ha investito sul capitale rappresentato dalle istituzioni”. Insomma la gestione di appalti e di tutto ciò che in termini di capitali è rappresentato dalle P.A. ( Amministrazione pubblica), cosa nostra lo ha saputo e, soprattutto, potuto controllare.

Al secondo punto ha messo la massoneria che “ha svolto una funzione di raccordo, di camera di compensazione” tra P.A. e mafia. Un ruolo fondamentale e di vero comando. Ma la massoneria ha svolto altri compiti, soprattutto quello della conoscenza e del controllo di quanto avviene nella società. In tutti i ruoli. Comprese le indagini della magistratura – come ha denunziato Fava – in alcuni casi si sono scoperti tentativi di ostacolare le indagini. Il caso più eclatante resta, a suo avviso, quello della Cassa Rurale di Paceco. Insomma, dopo la scoperta di Iside 2 con quell’intreccio che c’era tra la massoneria deviata, la mafia e la burocrazia del comune di Trapani, il processo di collusione non si è arrestato.

C’è un terzo punto, Fava lo ha definito degli “sviluppatori”. La definizione non è sua ma degli investigatori e dei magistrati. Riguarda coloro che hanno il compito di “collaborare” soprattutto con gli imprenditori facilitando il lavoro e “offrendo il prodotto chiavi in mano”. Ha fatto l’esempio soprattutto nell’eolico: offrendo il terreno e le autorizzazioni agli imprenditori interessati con guadagni decuplicati. Ha fatto anche un altro esempio: di un terreno che apparteneva ai Salvo acquistato nelle aste giudiziarie  200 mila euro e immediatamente rivenduto per settecentomila. Ma anche su questo terreno delle aste giudiziarie, ha aggiunto, c’è molto da scoprire.

La commissione ha anche audito i commissari del comune di Castelvetrano. Secondo Fava e la commissione, il ruolo dei commissari ha permesso una inversione positiva rispetto ad un passato. A suo avviso la maggioranza dei castelvetranesi  è vicina al lavoro dei commissari. Gli ultimi punti che sono stati toccati nelle audizioni hanno riguardato in primis la presenza nel territorio di 59 mafiosi di rango che hanno finito o stanno finendo di espiare la loro pena e quindi ritornano sul territorio; tra costoro il fratello e il cognato di Matteo Messina Denaro. Rappresentano un problema che la commissione può solo girare al governo nazionale. E ancora la presenza delle numerosissime sale da gioco che “ in molti casi rappresentano una lavanderia del denaro sporco”.

Qualcosa  la commissione può  fare nell’ambito della P.A. perché in Sicilia ha poteri in materia. Avanzerà, ha anticipato Fava, proposte all’assemblea regionale che permettano un maggiore controllo dei meccanismi di trasparenza.

E la politica? E’ chiaro che tutto quanto è stato denunziato comprende a pieno titolo la politica, quella “cattiva” che assume varie forme e anche in questo caso si assiste a commistioni di vario tipo, “come è successo recentemente nella città capoluogo” con episodi ancora “aperti”. Poi c’è quella “buona”, che ha cercato la sua “distanza di sicurezza” preferendo  delegare il suo ruolo alla magistratura che, ovviamente, non vuole e non deve sostituirsi alla politica.

Aldo Virzì