PRESENTATI A ERICE I PRIMI RISULTATI DI UNA NUOVA TECNICA DI MEDICINA NUCLEARE PER LA CURA DEI TUMORI METASTATICI

La ricerca Fisica di base, ancora una volta, contribuisce a far compiere progressi in campo medico: ai Seminari internazionali di Erice sulle Emergenze Planetarie, Roberto Caciuffo e Maria Betti del Joint Research Centre Directorate for Nuclear Safety and Security della Commissione Europea, hanno annunciato una significativa svolta nella terapia dei tumori metastatici. “Finora – spiegano – siamo stati molto prudenti per non creare false illusioni nei pazienti. Oggi riteniamo di poter dire che la nuova tecnica di medicina nucleare, entro i prossimi 2, 3 anni, potrà essere utilizzata su larga scala negli ambienti ospedalieri oncologici”.
Utilizzando ‘proiettili’ (che trasportano particelle, capaci di riconoscere le cellule tumorali metastatiche) si è in grado di liberare il massimo dell’energia all’interno di esse, distruggendole. Le cellule tumorali presentano nelle loro membrane delle proteine differenti rispetto a quelle che risiedono sulle membrane delle cellule sane. Ed è proprio sfruttando questa differenza, che si indirizzano i ‘proiettili’ solo sulle cellule malate. “Questi ‘proiettili’ – spiega Maria Betti – vengono rivestiti in maniera tale da avere un’affinità chimica con la cellula malata, creando una sorta di calamita chimica”.
Gli esperti riuniti ad Erice sono entusiasti. Ma affinchè la sperimentazione, già comunque testata in laboratorio, diventi una vera e propria terapia, è necessario superare alcuni problemi tecnici legati all’intrappolamento degli isotopi radioattivi. “Segregare grossi quantitativi di isotopi di radon – spiega Caciuffo – non è un’operazione semplice. E prima di trasferire la tecnica dai laboratori scientifici all’interno delle strutture sanitarie, dobbiamo essere in grado di garantire un quantitativo sufficiente di isotopi. Altrimenti sarebbe come avere un nuovo propulsore, senza carburante a sufficienza per alimentarlo”.
I Seminari di Erice sono una buona occasione per creare una rete di collaborazione tra diverse discipline. “Per intrappolare gli isotopi in grandi quantità – aggiunge Caciuffo – ci siamo avvalsi della collaborazione dei Laboratori del Gran Sasso (realizzati negli anni Ottanta dal professor Antonino Zichichi, quand’era presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare) e ci avvarremo del contributo del professor William Barletta del dipartimento di Fisica del Mit di Cambridge (Usa), presente qui ad Erice”.