LE MOZIONI CHE FANNO DISCUTERE: PRO E CONTRO

Come era naturale attendersi la mozione approvata ieri sera dal consiglio comunale che obbliga i richiedenti spazi pubblici ad allegare una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali sul ripudio di fascismo e nazismo,  come tra l’altro previsto dalla 12esima disposizione transitoria, ha suscitato una ridda di prese di posizione diverse.

Cominciamo dal partito salviniano dichiaratamente contrario alla mozione definendola inutile, “una follia, da parte della sinistra che non accetta la sconfitta elettorale” e invitando il consiglio ad occuparsi delle emergenze; i maggiori strali li hanno riservato, ovviamente, alla mozione che censura il loro leader nazionale. L’ultimo passaggio del comunicato lo riserva alla destra che ha appoggiato Tranchida e allo stesso: “ la coalizione era solo una soluzione elettorale per arrivare alle poltrone che interessavano”.

Stessi toni e stesse argomentazioni anche da parte del consigliere comunale Gianformaggio che alla stampa a mò di comunicato ha trasmesso il suo intervento in aula, compreso del rituale saluto al Presidente e ai consiglieri. Cosa scrive e  cosa ha detto in aula Gianformaggio?

Che la mozione addirittura “si pone in chiaro e stridente contrasto con i valori costituzionali  che si vorrebbero difendere ”. Cita l’art.21 della Costituzione sulla libertà di espressione – tanto cara a noi giornalisti – aggiungiamo a sproposito perché  ideologie fasciste e naziste sono sempre fuorilegge e non possono essere confusi con la libertà di espressione. Ma Gianformaggio non intende cogliere la differenza e addirittura scrive che “ appare paradossale che si voglia difendere la costituzione attraverso la violazione di uno dei principi cardine”, ritiene illegittima la mozione, si accoda a chi ritiene che il consiglio debba occuparsi d’altro, poi a mitigare il suo pensiero sente il dovere di far sapere che è “lungi da me prendere posizione a favore di ideologie totalitarie”. Boh! Questi i contrari, mancano le prese di posizione dell’ex deputato Michele Rallo e del sindaco di Custonaci Bica, ma è certo che arriveranno.

I favorevoli. Per primo è stato il segretario del PD Marco Campagna, si dichiara soddisfatto del voto sulla mozione antifascista: “E’ una bella giornata per Trapani che dimostra di essere ancorata ai valori dell’antifascismo”, plaude alla consigliere Passalacqua prima firmataria della mozione di censura a Salvini, preferisce non esprimersi sulle divisioni che comunque hanno segnato la maggioranza; dalla sua segreteria tengono a sottolineare comunque le distanze politiche esistenti con la consigliera Spada, eletta nelle file del movimento del presidente Guaiana, e di Daidone che annoverano tra i cosiddetti “fazziani” arrivati in soccorso dell’allora candidato sindaco poi eletto Giacomo Tranchida.

La conclusione di Campagna è che “dalla città capoluogo arriva un segnale importante di opposizione sociale e politica a questo governo”. Nazionale, ovviamente.

Più  complessa e molto politica la dichiarazione del consigliere Safina, ovviamente entusiasta dell’approvazione delle due mozioni al cui successo ha dato un importante contributo. Non dimentica il suo ruolo politico, si rende conto delle divisioni, dell’assenza “rumorosa” del Sindaco nell’aula consiliare, prova a fare distinzioni: “la mozione aveva ad oggetto un atto politico non rientrante nell’accordo di governo votato dai cittadini, pertanto non può parlarsi, aggiunge, di divisione della maggioranza. Sarebbe stata cosa diversa se si fosse manifestata su questioni trattate nell’accordo di governo.

Sino ad oggi, conclude, la maggioranza ha trattato questioni  relative alla città in modo coeso e rispettoso del patto votato dai cittadini”.  Spiace per Safina che ha fatto il più interessante e brillante intervento in quella seduta del consiglio comunale, ma  come scusante delle divisioni sembra aver preso a prestito Salvini e  Di Maio.

Infine c’è, e non poteva mancare, la presa di posizione dell’ANPI che potrete leggere in altra parte del giornale.

Aldo Virzì