DECRETO SALVINI. L’ANPI: ANCHE I SINDACI DELLA PROVINCIA LO BOICOTTINO

E’ dell’ANPI provinciale la prima presa di posizione sui Sindaci anti Salvini, lo fa con un comunicato che pubblichiamo per intero sottolineando la parte finale con l’appello al Sindaco Tranchida e ai sindaci del PD, ma non solo a quelli, di aderire a quanto già fatto a Palermo e in altri comuni del Paese

Ecco il comunicato:

IL Comitato Provinciale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) aderisce in maniera totale alle valutazioni  espresse dalla segreteria nazionale  sulla decisione dei Sindaci che resistono al decreto Salvini. Giudica estremamente positiva la decisione dei Sindaci, per rispetto pieno alla Costituzione, di non dare attuazione a quelle parti della legge sicurezza e immigrazione che coinvolgono l’attività dei Comuni. Quelle norme si traducono in decine di migliaia di persone che, pur presenti legalmente nel nostro Paese, sono giuridicamente cancellate; ciò comporta l’automatico passaggio di gran parte di costoro all’illegalità, compromettendo di fatto la sicurezza di tutti i cittadini.

Per questi motivi l’ANPI di Trapani, in adesione all’ANPI nazionale, giudica coraggiosa la decisione dei Sindaci che hanno già deciso, analogamente a quanto ha già ufficialmente deciso il sindaco di Palermo Orlando, di non dare attuazione a quell’articolo del decreto Salvini. La loro decisione apre, anche sul terreno istituzionale, quel percorso di resistenza civile che l’ANPI da tempo ha auspicato  contro tutti i provvedimenti, a prescindere dal colore di chi li emana, che negano i fondamentali diritti costituzionali ribaditi dalla Dichiarazione universale dei diritti Umani.

Sul piano più strettamente locale, l’ANPI della provincia di Trapani lancia un appello ai sindaci della provincia, in particolare al Sindaco di Trapani protagonista qualche mese prima di prese di posizioni civili in favore degli emigrati, ma anche ai sindaci democratici dei comuni di Marsala, Erice, Santa Ninfa e altri di dare la loro adesione pratica. Solo un coinvolgimento di massa, in provincia di Trapani come in tutta Italia, potrà costringere il Governo a rivedere quella norma del Decreto, magari senza aspettare un pronunciamento della Corte Costituzionale che suonerebbe politicamente ancora più grave per l’organo che lo ha emesso.