Aeroporto Birgi: inchiesta su società di gestione, 15 indagati

L’indagine sui vertici dell’Airgest è partita in seguito a un esposto di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle. A darne notizia è l’ Agi.

Le accuse riguardano il periodo che va dal 2010 al 2016 e principalmente i rapporti tra la società di gestione dell’aeroporto di Birgi e la Ryanair. A finire sotto la lente d’ingrandimento è stato l’accordo di co-marketing siglato nel gennaio 2014 tra l’Airgest, ventiquattro comuni trapanesi e il vettore irlandese: un accordo triennale per complessivi 7 milioni di euro.

Secondo la procura “a fronte di costanti perdite d’esercizio subite, capitalizzavano detti costi (riferiti al co-marketing, ndr) tra le immobilizzazioni immateriali alla voce “costi di ricerca, sviluppo e pubblicità”.

In questa maniera la società “concorreva a determinare il risultato di esercizio per la sola quota del 20% annuo anziché per l’intero”. Poi c’è il mancato versamento della tassa addizionale comunale, un’imposta riferita “ai diritti d’imbarco dei passeggeri degli aeromobili” che avrebbe “generato improprie disponibilità finanziarie all’Airgest per sopperire alle difficoltà strutturali della società stessa”.

Interviene Paolo Angius, presidente di Airgest: “Parlerò con Musumeci e decideremo insieme il da farsi”, dice commentando l’indagine della procura di Trapani. Il professionista è stato consigliere di amministrazione da agosto 2006 ad agosto 2007 e vicepresidente vicario dal 13 gennaio al 27 marzo 2012 e dal febbraio dello scorso anno è stato nominato ai vertici della società di gestione aeroportuale.

“L’indagine riguarda un tema di interpretazione tecnica – continua – gli interventi dell’Airgest con Ryanair erano di puro marketing e fino al 2015 venivano ripartiti nel quinquennio. Nel 2016 ci fu il cambio della normativa e da quel momento l’intero costo iniziò a gravare su un unico bilancio”.

Al momento il 99,93% delle quote dell’Airgest è detenuto dalla Regione siciliana ma nel periodo contestato dalla procura, il 49% della società era di proprietà di alcune società private mentre il 51% era in capo alla Regione. “Ovviamente – conclude – nel tempo abbiamo concordato tutte le scelte con i soci privati e con i soci pubblici. Fonte AGI Tp2/MRG