ERICE: L’ARRESTO DEL VICESINDACO CATALANO FATTO ISOLATO ?

Certo l’arresto del vice sindaco di Erice, l’architetto Angelo Catalano, con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio, è clamorosa, ma potrebbe essere solo una prima tappa di un’indagine che rischia di avere effetti ancor più clamorosi e che potrebbe coinvolgere, quanto meno sul piano politico, non solo il comune di Erice.

Nessuna deduzione. Basta leggere il comunicato stampa trasmesso dai carabinieri – che all’alba di stamani, hanno eseguito l’operazione di arresto del Catalano al quale hanno applicato il braccialetto elettronico “concedendogli” di rimanere nella sua abitazione agli arresti domiciliari – per comprendere che l’indagine avrebbe scoperchiato un vero verminaio di illegalità che negli anni tra il 2016 ed il 2017, sarebbe questo il periodo di riferimento, si nascondeva dietro la facciata di trasparenza e legalità di cui si vantavano tutti i giorni gli amministratori ericini.

Scrive nelle motivazioni il magistrato, il GIP che ha ordinato l’arresto su richiesta della Procura : ” una pluralità di illeciti attuati dal Catalano con spregiudicatezza e disprezzo verso l’amministrazione d’appartenenza derivante dal fatto che essendo ormai abituato al potere e a servirsi del proprio ruolo, ha realizzato interessi personali e privati……….in concorso con taluni appartenenti all’amministrazione comunale ericina, nonché alcuni consiglieri comunali vicini allo stesso”.

Insomma un sistema che non può non richiamare tutta la componente politico/amministrativa del tempo. Sindaco era Giacomo Tranchida, assessori oltre a Catalano erano l’attuale Sindaco Daniela Toscano ed ancora l’ing. Mauro e l’avv. Laura Montante. Dovranno essere i magistrati a dirci a chi di questi amministratori va addebitato il concorso nel reato. Stesso discorso per i “consiglieri comunali vicini allo stesso”, cioè della maggioranza che sosteneva l’amministrazione Tranchida.

Poi ci sono le responsabilità “politiche” che non possono essere dimenticate, in special modo se, come scrivono i magistrati, quello di Erice appare come un sistema “ tanto da non temere verifiche e controlli”.

La notizia che qualcosa sarebbe accaduta nel comune ericino girava da tempo non solo nelle redazioni dei giornali, ma anche negli ambienti politici, soprattutto di opposizione all’amministrazione comunale.

Più volte i carabinieri questa estate avevano fatto visita al comune di Erice per sequestrare carte, visitare fascicoli, sempre su disposizione della Procura. Poi sono scattati gli avvisi di garanzia, uno di questi riguardava proprio l’architetto Catalano che dapprima negava di averlo ricevuto e che successivamente, con spavalderia così si difendeva (come ci ricorda Alqamah ): “ se ne stiano tranquilli i denigratori che ad Erice si naviga con la barra dritta della legalità sebbene, purtroppo, come in ogni luogo di questo mondo, qualcuno può pensar di fare a modo suo…ma io nei limiti delle umane possibilità l’ho sempre impedito, a costo di subire aggressioni e vigliacche anonime denunce, vigilando con i mezzi che la Legge mi concede affinché la legalità e la trasparenza sia sempre e comunque garantita a tutela dei cittadini ericini che con il loro voto ci hanno dato fiducia”.

Era però, sempre questa estate, l’ex Sindaco ed ex presidente del Consiglio di Erice, l’attuale Sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, a ricordarci che eventualmente le responsabilità erano personali e comunque addebitabili ai dirigenti. Per la verità anche a Trapani non ha mai smesso di ricordarcelo.

Lo stesso Tranchida è anche il creatore e Capo di quel movimento di “Erice che vogliamo” al quale sarebbe iscritto il vicesindaco Angelo Catalano. Forse in questa duplice o triplice veste qualche dichiarazione la farà. Aspettiamo.
Nell’attesa leggiamo ancora il comunicato stampa con quei riferimenti a “taluni imprenditori che, a discapito di altri, erano soliti aggiudicarsi direttamente lavori pubblici con assegnazione diretta, giustificata da una situazione di disagio e d’urgenza, artatamente predisposta per l’occasione” Cioè i cottimi fiduciari che a Erice venivano giustificati, anzi decantati come segno di efficienza.

Vengono fatti un paio di esempi: il Catalano avrebbe “esercitato pressioni” sul Dirigente ( i famosi dirigenti sempre presi di mira a Trapani ndr) del settore lavori pubblici “al fine di far aggiudicare i lavori di manutenzione della rete di illuminazione pubblica ad un’impresa, dallo stesso sponsorizzata“. Poi c’è l’esempio di dare disposizioni che non gli competevano “ad un imprenditore titolare di un’impresa, che stava eseguendo lavori per l’amministrazione ericina in tutt’altra zona del territorio comunale, di interrompere quei lavori e realizzare opere di abbattimento di una barriera architettonica presente nello spazio di marciapiede antistante il bar di proprietà di un congiunto del predetto consigliere comunale, facendo sostenere l’intero importo al Comune”.

C’è stata anche la contropartita, tutta politica, per ottenere un voto necessario alla maggioranza per far passare una delibera sul “piano rifiuti” Di questo consigliere comunale gira anche il nome, essendo sembra l’unico ad avere un congiunto proprietario di un bar e che adesso riveste un importante ruolo al consiglio comunale di Erice per precisa volontà dell’ex Sindaco.
Se si converge sempre su questa figura politica è perché sempre gli si è riconosciuto il ruolo di primattore e protagonista di quei dieci anni di amministrazione. Da aggiungere che sulla questione dei cottimi e in generale del sistema degli appalti, questa estate era stata la minoranza del PD a porsi il problema, forse perché aveva annusato l’area ed infatti in una nota a forma del comitato “democratica…mente” era scritto tra l’altro che: “ noi, lavoriamo per un regolamento per le procedure negoziali per la fornitura di appalti e servizi per aumentare la trasparenza” ed avevamo già pronto un testo che ricalcava quanto era stato fatto al comune di Salemi.

Reazioni: ce ne saranno molte. Intanto c’è già e non poteva mancare all’appello la famiglia Manuguerra, anzi il Capo, Luigi che scrive: “ Un giorno non lontano scrissi un post in detto siciliano che ad Erice < truniannu, truniannu chioviri avi>. E’ stato toccato il braccio destro, l’uomo di fiducia di Giacomo Tranchida e noi siamo stati i primi a parlare di questa malsana amministrazione “. Il figlio Alessandro, consigliere comunale, chiede “le dimissioni immediate del Sindaco.

A Erice deve brillare la trasparenza, e non l’inganno”.
La risposta arriva dallo stesso Sindaco Daniele Toscano, che prende le distanze dal suo e Vice: “Prendiamo atto che stamattina, a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Trapani, è stato posto agli arresti domiciliare l’arch. Angelo Salvatore Catalano, assessore e vice sindaco del Comune di Erice. A seguito del provvedimento dell’Autorità Giudiziaria ho provveduto all’immediata revoca dello stesso dalla carica di assessore e vicesindaco al fine di assicurare l’azione amministrativa del Comune. Nel merito della questione non conosco i dettagli della vicenda giudiziaria, sotto il lato umano tuttavia non posso che essere vicino all’architetto Angelo Catalano ed alla sua famiglia. Al contempo, però, ribadisco il massimo rispetto verso l’operato della magistratura e qualora dovessero emergere delle responsabilità a carico dell’indagato, auspico il massimo rigore nella piena attuazione del principio costituzionale della legalità.
Aldo Virzì