CATALANO e … COME SI AMMINISTRA UN COMUNE

Come da prassi consolidata, l’architetto Angelo Catalano, ormai e vice sindaco di Erice, stamani assistito dal suo legale, l’avvocato Giuseppe De Luca, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del GIP Caterina Brignone. Rimarrà  agli arresti domiciliari con le pesanti accuse di abuso d’ufficio e corruzione. E’ evidente che il suo legale deve ancora decidere la strategia difensiva, soprattutto dopo aver esaminato tutti i fascicoli di questa indagine, non solo il provvedimento che ha spedito Catalano agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico.

Intanto la lettura del provvedimento del magistrato permette comunque un primo grossolano esame del clima corruttivo che il vicesindaco avrebbe istaurato al comune di Erice. Leggendo, non si potrebbe certo dire che avesse agito all’insaputa di altri amministratori che per giustificarsi potrebbero trincerarsi dietro una valutazione generosa di aver dato poco credito alle voci, oppure di aver derubricato certi episodi a semplici leggerezze.

E’ lo stesso magistrato nel ritenere “estranei ai fatti” l’attuale Sindaco Daniele Toscano ed anche il suo predecessore Giacomo Tranchida (già perché il “sistema Catalano” pare che fosse andato avanti da tempo ndr),  che però ritiene necessario aggiungere che “esula dai poteri dell’autorità giudiziaria ogni valutazione sull’opportunità politica di non rimuovere il Catalano, nonostante il suo operato opaco e discusso dagli importanti incarichi ricoperti in seno all’amministrazione ericina”. Non ci sembra un complimento per l’amministrazione ericina, di oggi ma anche di ieri.

E’ molto probabile che ieri mattina quando si è tenuta una riunione di maggioranza al comune di Erice, presenti, sindaco, assessori e ben sette consiglieri comunali, non avessero ancora letto l’ordinanza e soprattutto le motivazioni. Sarebbero bastate per non emettere quel giudizio tranciant con l’accusa di “sciacalli politici di turno” rivolta ai social network che avrebbero operato “fantasiose ricostruzioni”.

Nel comunicato si esprime la ormai consueta” fiducia nell’operato degli organi inquirenti”, ma si ha la convinzione che dalle indagini “ verrà fugata ogni ombra e dubbio sull’attività politico- amministrativa che in questo decennio ( perché decennio? le indagini si riferiscono a pochi anni ndr) ha radicalmente trasformato il territorio ericino”. Poi c’è l’annuncio che verrà chiesto “nelle sedi opportune a tutti gli amministratori che siano oggetto in qualche modo di indagini di fare prontamente un passo indietro”. Una decisione sicuramente positiva, ovviamente si vedrà nel tempo la sua applicazione.

Ma torniamo alle indagini dai quali emerge con forza la figura dell’ing. Pietro Pedone, dirigente del settore Lavori Pubblici, sembra la vittima predestinata delle pressioni che continuamente esercita su di lui il vicesindaco Catalano. Per la verità, scorrendo le pagine, si intravedono anche, come mette a verbale il Pedone con riferimento al Sindaco Toscano, di avere ricevuto “ analoghe pressioni e sollecitazioni (al pari del predecessore Giacomo Tranchida) affinchè in occasione delle (ripetute) emergenze dovute al malfunzionamento della rete di pubblica illuminazione dell’Ente i lavori di manutenzione vengano affidate in particolare all’impresa Barraco”. Per completezza si aggiunge che sia la Procura che il GIP tendono ad escludere nel comportamento dei due amministratori alcun illecito “nessun addebito in termine di responsabiltà penale può essere mosso”. Ovviamente, come abbiamo visto, al netto delle responsabilità politiche.

Prima di parlare con gli inquirenti l’ing. Pedone parla a ruota libera con il consigliere comunale Alessandro Manuguerra, non sa che c’è un registratore nascosto in funzione, va a ruota libera e prende di mira soprattutto il comportamento del Catalano, le sue tante sollecitazioni  per assegnare i lavori di manutenzione per rete elettrica e sistema idrico  senza gara, con affidamento diretto alle solite ditte amiche. Aggiunge, con riferimento agli amministratori comunali, non solo Catalano, che “loro ci impediscono di programmare che è importante…”. Le sue “confessioni” al consigliere comunale Manuguerra attraverso il padre Luigi, vengono consegnate agli inquirenti; Pedone li confermerà, con l’aggiunta dei particolari, alla magistratura.

Ma alle “confessioni private di Pedone”, i Manuguerra aggiungono quelle, registrate a sua insaputa, dell’allora assessore Giuseppe Spagnolo, attuale consigliere comunale. Anche lui privatamente si lamenta dell’operato non limpido del Catalano aggiungendo particolari sul regime di vita diventato, a suo avviso, piuttosto sostenuto.

Poi entrano in ballo gli imprenditori Matteo Barraco e Vincenzo Pomara, i favoriti ad ottenere gli incarichi, sempre loro. E Pedone racconterà altri fatti che non si fermano al solo momento degli incarichi, metterà a verbale di quando voleva utilizzare sistemi di controllo dei lavori che venivano eseguiti ma che non potè andare avanti per il niet del vice Sindaco, ma non solo di lui.

A proposito dei controlli c’è, illuminante, l’episodio di quando non “obbedendo” al vicesindaco decise di affidare i lavori non ai soliti, ma alla ditta Saullo di Alcamo per la sostituzione di alcuni pali in cemento armato. Una decisione che non trovò il consenso di qualche amministratore. Ma, quel che peggio, l’impresa nel corso dei lavori subì una serie di atti vandalici dei quali informò, come testimonia l’intercettazione di una telefonata, la stessa Sindaca, facendo i nomi degli autori riconducibili agli imprenditori concorrenti, disse di avere prove fotografiche ma non fece alcuna denunzia.

Tanti gli episodi che vengono messi a corredo giustificativo del provvedimento restrittivo nei confronti dell’architetto Catalano che danno un quadro poco edificante di quanto, per tanto tempo, si svolgeva nelle stanze del palazzo comunale con principale protagonista Catalano. E tutti sapevano. Eloquente, in questo senso, il pensiero del Sindaco Toscano con un suo interlocutore telefonico a proposito di uno dei tanti episodi citati :” Angelo Catalano non sa più….secondo me ha perso il lume della ragione, te lo dico io. Ancora non ha capito che praticamente…..glielo detto in tutte le lingue, confonde troppe cose, non ha capito il ruolo che ha lui ….è pubblico ufficiale , che è Vice Sindaco ed un ruolo istituzionale”. E ancora, sempre il Sindaco Toscano, parlando sempre al telefono con l’assessore ed ora Vice Sindaco Simonte: “….. il bello è che voleva fare il Sindaco, così lo arrestavano in quattro e quattr’otto…..chissà cosa avrebbe combinato”.

Previsione esatta, pur con questo giudizio, Catalano non è stato dimesso, ha continuato a  fare l’assessore. Anzi, il vicesindaco.

Aldo Virzì