Giovedì sera, un giovane uomo di Trapani si è recato presso il Pronto Soccorso del Sant’Antonio Abate per controllare una presunta contusione. A causa del sovraffollamento del PS, il personale in servizio ha consigliato all’uomo di ritornare il giorno dopo, prevedendo che ci sarebbe stata meno confusione.

La mattina seguente questi ha effettuato l’accettazione alle ore 11.00, gli è stato assegnato un codice verde e per le 12 ore successive è rimasto in sala d’attesa, «scavalcato dagli innumerevoli codici rossi, come è ovvio che sia, e da codici bianchi, cosa meno ovvia ma comprensibile se gli utenti cui è assegnato un codice bianco si fanno accompagnare da familiari in divisa o se godono di amicizie all’interno del reparto ospedaliero».

Questo è quanto ci racconta la moglie del paziente. «È una situazione da terzo mondo» commenta la donna. «Un’attesa di 12 ore in pronto soccorso, anche se per una patologia non grave, è inammissibile e te la puoi  permettere solo se perdi una giornata di lavoro, come è successo a mio marito.

Inoltre, finché si tratta di una contusione è un conto. Ma quel giorno nella sala d’attesa c’era anche una signora che è arrivata con la pressione a 230 ed è rimasta un’intera giornata ad aspettare fino a quando si è collassata. La reazione del figlio non ve la descrivo nemmeno. È stato necessario l’intervento della polizia per ripristinare l’ordine».

La condizione descrittaci dalla nostra lettrice evidenzia un disservizio purtroppo noto alla cittadinanza. Organizzazione insoddisfacente, esiguità del personale sanitario, favoritismi ingiustificabili, disfunzioni logistiche, e in alcuni casi, forse, incompetenza nell’assegnare i codici a seconda delle patologie.

Sono tutti i fili che si aggrovigliano in una matassa che pesa tanto sulle necessità degli utenti, quanto sul personale ospedaliero,  pressato da ritmi eccessivi rispetto alle risorse sanitarie disponibili.

Si tratta di un sistema rotto che per gli utenti prolunga in modo inverosimile i tempi di permanenza all’interno della struttura ospedaliera invalidando il diritto di usufruire di cure mediche con una tempestività ragionevole. Il paradosso è che a volte, per ottenere l’assistenza medica necessaria, bisogna puntare i piedi e adottare metodi poco ortodossi.

L’aspetto più triste, invece, è morire in un pronto soccorso in attesa che chiamino il tuo codice verde. È successo a Giacomo Di Girolamo, un giovane di 35 anni, deceduto lo scorso 1 marzo presso il Pronto Soccorso del “Paolo Borsellino” di Marsala. Vi era arrivato lamentando un forte dolore al petto. Dopo i primi accertamenti, è stato inserito in lista d’attesa con un codice verde. Poco dopo è caduto a terra ed è deceduto.

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