Bisognerà aspettare che diminuisca la forza del vento che da stamani interessa il territorio per assicurare il Bacino di Carenaggio, che stamattina ha rotto gli ormeggi finendo contro la banchina, ai piloni di sicurezza. Questo, conseguentemente, permetterà anche di sganciare l’aliscafo della Liberty lines rimasto incastrato. Si potrà anche fare la conta dei danni.

Non c’è fortuna per questa importante struttura alla quale è legata lo sviluppo del porto di Trapani. Le vicissitudini che l’anno attraversato sono note. Il Bacino  è rimasto fermo dal 2011; per la sua auspicata ripresa furono necessari investimenti per la sua riammodernazione che ancora non sono conclusi. Nel frattempo è stato vandalizzato l’impianto elettrico che deve essere rifatto, e definire altre opere perché possa riprendere la sua attività. Adesso bisognerà vedere se l’incidente di stamattina ha aumentato i danni.

Sulla situazione del Bacino di Carenaggio è intervenuta ancora una volta la CGIL con un comunicato che è anche un atto di accusa contro il governo regionale soprattutto, non solo quello di oggi, e tutte le componenti istituzionali che di fatto hanno la responsabilità del lungo fermo della sua attività

Questo il comunicato che, per l’interesse dell’argomento riportiamo senza tagli:

. “Al porto di Trapani l’imperizia e la lentezza della burocrazia continuano a fare danni rallentando lo sviluppo e l’occupazione”.

A lanciare l’allarme sul porto di Trapani, dove il Cantiere navale è chiuso e abbandonato dal 2011 e i traffici marittimi sono drasticamente diminuiti, è il segretario generale della Cgil di Trapani Filippo Cutrona, intervenuto dopo che, per il forte vento, il bacino navale galleggiante si è sganciato danneggiando un aliscafo ormeggiato poco distante.

 “E’ scandaloso – dice il segretario Cutrona – che dopo oltre un anno dalla fine dei lavori infrastrutturali del bacino  non siano stati ancora avviati i lavori per la ricostruzione dell’impianto elettrico, vandalizzato negli anni di abbandono del cantiere, consentendo l’assegnazione della struttura, di proprietà della Regione siciliana. L’incidente di oggi – prosegue – è scaturito dall’incuria e dall’abbandono a se stesso di un bene pubblico per cui sono stati investiti e spesi milioni di euro, ma che oggi non è fonte di sviluppo e di occupazione di un settore nevralgico per l’economia del territorio”.

Per  la Cgil di Trapani la questione del bacino di carenaggio è strettamente connessa a quella dell’area demaniale del Cantiere navale, dove il bando per l’affidamento è stato aggiudicato da una società che ha vinto la gara d’appalto, ma si attende da mesi che il Ministero dei Trasporti sottoscriva l’atto formale per assegnare dell’area.      

“La vicenda del Cantiere navale di Trapani e del bacino di carenaggio – dice Cutrona – sta diventando infinita a scapito dell’economia del territorio e dei lavoratori, maestranze altamente qualificate che da otto anni attendono la riapertura della struttura. La politica e le Istituzioni dovrebbero adoperarsi per consentire la rapida ripresa e il rilancio delle attività di riparazione e di cantieristica. La realtà è, invece, quella che giorno dopo giorno il Cantiere e il bacino continuano a perdere pezzi”.  

                                                                                    Aldo Virzì

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