Premetto subito, a scanso di equivoci, che non ho nulla contro la gloriosa categoria dei ragionieri. Nel nostro Paese questo termine è accompagnato dall’idea, ingiusta e grottesca, che il ragioniere per antonomasia sia Ugo Fantozzi. Iniziati e aizzati dal Direttore Naturale, Gran Mascalzon., Lup. Man., Pezz. di Merd., di turno, i ragionieri, quindi, vanno a prendere posto in una catena di montaggio umana in cui le i timbri sostituiscono le chiavi inglesi, i fogli protocollati gli interruttori e le procedure il buon senso.


Nel nostro Paese abbiamo affidato la politica a molti ragionieri fantozziani che, grottescamente, la gestiscono come un qualcosa di inanimato, di vuoto, di statico, di immobile.
Non deve stupire che, mentre orde di araldi del cambiamento, puntano ad occupare i famosi gangli del potere, la politica sia incapace ad intestarsi altro se non l’ordinaria amministrazione. Peraltro a giorni alterni e con alterni risultati.
In Italia manca una legge sul riconoscimento dell’adozione del configlio, la cd. stepchild adoption, che consente l’adozione congiunta del figlio da parte del partner del genitore.


Pare che a Trapani una coppia omoaffettiva si sia vista negare la richiesta di iscrizione all’anagrafe dei figli, due gemelli, nati negli Stati Uniti attraverso la “gestazione d’appoggio”. A negare tale iscrizione, pare, siano stati gli uffici comunali.
In città il caso è scoppiato e, da molte parti e a gran voce, si invoca l’intervento del Sindaco. 


Il Sindaco, che è anche ufficiale di stato civile, nicchia e non si pronuncia. Almeno per il momento.
Magari è una strategia, per far montare sempre più il caso, farlo divenire nazionale e poi, con un colpo da teatro, concedere, a favore dei media nazionali, quel che altri sindaci hanno concesso senza troppi clamori.
O, magari, il Sindaco del capoluogo siciliano è imbrigliato negli equilibri di maggioranza e, come suggeriscono alcuni, rischierebbe di far implodere i maggiori azionisti della coalizione. Che provengono da destra of course.


Quel che sfugge è che il Sindaco di Trapani è un ragioniere. Per carità non voglio tornare alle polemiche elettorali durante le quali spesso si accusò l’attuale primo cittadino di non avere una adeguata preparazione al governo di una città complessa come Trapani, proprio perché ragioniere. No, non è questo che intendo.
Nella scelta tra una visione politica ed una visione ragionieristica dell’amministrazione i trapanesi hanno scelto la seconda.


Ed è questo il punto che, oggi su questioni di diritti civili, domani chissà su cosa altro, dovrebbe indurre un minimo di riflessione.
Si dice: un sindaco serve soprattutto per tenere pulita la città, sistemare le strade, far arrivare l’acqua nelle case e così via dicendo.
Al netto di una città, Trapani, che non mi pare brilli oggi, a quasi un anno di distanza dalle ultime amministrative, per pulizia e decoro.


La visione ragionieristica della politica uccide le città, sterilizza ogni idea, annienta ogni prospettiva. E tutto diventa amministrazione. E l’amministrazione, per definizione, non vede, non sente, non parla: applica le norme, laddove le applica, così come si appone un timbro su un foglio di carta.
La politica bussa alla porta del Sindaco di Trapani, ma potremmo dire di tutti i Sindaci d’Italia. In cambio riceve promesse di cambiamento, generiche e mai qualificate. E, infatti, il cambiamento che spesso si produce peggiora le cose anziché migliorarle. E, ancora, riceve in cambio l’applicazione pedissequa delle norme. O meglio di una interpretazione delle norme, funzionale al mantenimento degli equilibri di maggioranza, ad evitar grane, allo status quo.


Personalmente non chiederò al Sindaco di Trapani di “metterci una firma”. Faccia quel che crede. 
Mi interessa molto più che siano i cittadini trapanesi a mettere una firma per scongiurare il consenso ad una politica ragionieristica: fatta di calcoli, di liste costruite ad hoc, di maggioranze tenute in piedi da equilibri di comodo. Perché tutto questo, alla fine, si ripercuote sulla vita concreta dei cittadini. Riduce i diritti, anziché contribuire ad estenderli; zittisce le spinte di apertura e restringe le possibilità di un rinnovamento sociale e culturale delle nostre città.

Gianluca Fiusco

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