Perché è importante la diversificazione negli investimenti?

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Niccolò Machiavelli, nel suo capolavoro “Il Principe”, osservava come l’uomo fosse ineluttabilmente vittima dei colpi della fortuna (banalizziamo un concetto che in Machiavelli assume dei connotati assai più articolati), e che tuttavia, gli fosse sempre data la possibilità di porre un qualche argine ad essi. In altre parole, se è vero che la sorte agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalle nostre capacità, è altrettanto vero che possiamo comunque compiere delle scelte che ne circoscrivano il più possibile gli effetti.

Una verità che è possibile cogliere ogni giorno, in ogni evento in cui ci imbattiamo. Ebbene, una verità tanto più significativo se riferita ai mercati finanziari, dove spesso i risparmiatori, quelli più inesperti certamente di più, ma anche i più solidi non fanno troppa eccezione, sono in balìa di situazioni verificatisi altrove e di effetti che provengono da chissà dove. Come provare a mitigare tutto ciò? La parola magica è “diversificazione”.

Per comprendere quale importanza assuma la diversificazione nella realtà dei mercati finanziari, bisogna conoscere quanto sia opaca quest’ultima. Per un investitore alle prime armi, è praticamente impossibile districarsi tra tutte le possibili vie che si immettono nel mondo della finanza. Puntare tutto su un cavallo vincente non solo non è una buona idea; è proprio follia. Abbiamo visto drammaticamente negli ultimi anni come anche i colossi, i cosiddetti “To Big To Fail”, possono essere soggetti a crolli improvvisi e rovinosi. Le conseguenze sono state devastanti.

In Italia abbiamo sperimentato i casi di Cirio e Parmalat ad inizio millennio, ma ovunque il rischio aleggia quale vera spada di Damocle. Nemmeno i titoli di stato, benché di norma abbastanza solidi, offrono garanzie certe. Chi ha investito nei Bond argentini ad inizio 2000 sa a cosa ci si riferisca. Da questo punto di vista, grande attenzione va prestata principalmente ai titoli statali che non hanno immediata copertura da parte delle banche nazionali (ad esempio, è il caso dei paesi dell’Eurozona). Grecia e Irlanda negli anni recenti sono state ad un passo dal tracollo, ed anche l’Italia non se l’è passata benissimo. Insomma, occhi vigili.

Per queste ragioni, una buona diversificazione rappresenta la via maestra per non lasciarsi prendere alla sprovvista. La diversificazione può realizzarsi su più piani. Si può, ad esempio, destinare una parte del proprio capitale ad obbligazioni di titoli di Stato, un’altra parte ad azioni di una società ben piazzata sul mercato, una terza parte ad un conto deposito. In questa maniera, ma si tratta soltanto di un accenno, i rischi di un tracollo sono quasi del tutto azzerati. Naturalmente, i rendimenti non possono essere eccezionali. Il consiglio migliore è sempre quello di rivolgersi ad un consulente. Per chi non è avvezzo a manovrare la liquidità della finanza non è affatto semplice sapere dove indirizzare gli investimenti.

Un altro esempio di diversificazione, infatti, è legato alla distribuzione geografica. Certi mercati offrono alcune opportunità in un dato momento e meno in un altro (stante la volatilità, i cambiamenti possono essere molto repentini). La Cina, che oggi è salita nuovamente agli onori della cronaca con la questione della Nuova Via della Seta, soltanto 5 anni fa sperimentava una crisi di discreta entità. Chi ne era a conoscenza? Va da sè che affidare il proprio denaro ad un esperto è un ottimo modo per non sperperare i risparmi di una vita.