A distanza di una settimana esatta dalla Processione dei Misteri, non si sono ancora placate le polemiche, in gran parte indirizzate ai vertici dell’Unione Maestranze che hanno già fatto mea culpa per aver privato il passaggio dei Sacri Gruppi in alcune parti della città al rientro: «Chiediamo scusa alla città – afferma Giuseppe Lantillo – ma vogliamo che qualcuno si passi la mano sulla coscienza. Siamo stati costretti a recuperare del tempo perso per strada. Noi ci assumiamo le responsabilità ma sparare a zero è troppo facile: c’è qualcuno che dovrebbe fare mea culpa per quanto fatto vedere alla città».

Esordisce così il Presidente dell’Unione Maestranze ai nostri microfoni. Il riferimento è chiaro, al gruppo de “L’Ascesa al Calvario”, rappresentato dal Ceto del Popolo nella persona del Capo Console Alberto La Porta, il quale, lo scorso 22 Aprile, ha annunciato «il piacere di recesso dell’Associazione da me presieduta […] dal rapporto associativo […] per decadenza del vincolo fiduciario». Una clamorosa decisione che apre degli scenari che verranno discussi dal CdA in sede d’Assemblea: ciò che è certo è che il gruppo in questione resterà nelle forme organizzative dell’Unione perché è la stessa, tramite l’assemblea dei soci, che detta le regole. Così come è fuori ogni dubbio che «le rispettive cariche dell’Unione Maestranze non indietreggeranno e non avanzeranno alcuna dimissione, come richiesto, ma andranno avanti e pronti al dialogo, tratto distintivo della nuova gestione».

Riavvolgendo il nastro di una settimana, tutto risulta regolare negli orari fino alla prima sosta (richiesta e avallata in sede d’Assemblea) in Piazza Vittorio in cui tutta la città ha abbracciato idealmente e fisicamente i Misteri: «Abbiamo sentito l’attaccamento della città – prosegue Lantillo – come non avveniva da tempo. Trovare così tanta gente a Piazza Vittorio per noi è stato sinonimo di fierezza, un’emozione indescrivibile». La macchina però comincia ad incepparsi alla ripartenza in direzione Via Fardella: i dodici gruppi hanno sfilato regolarmente con i tempi dettati, fino al tredicesimo «creando un vuoto di proposito», proprio dalla profondità che genera la Via con due battute consecutive alla ripresa della Processione. Una crepa che (semmai ci fosse stato bisogno) si è sempre più accentuata nel percorso verso il centro storico: dallo staccamento della Via Palmerio Abate, fino al cambio dei ceri in Via Nunzio Nasi, «senza alcun preavviso ma giustificato da parte loro perché una condizione dettata dall’abitudine», quando il tutto viene svolto in zona porto peschereccio per favorire le “annacate” di Pescatori e Naviganti. Per favorire il ricompattamento dei Sacri Gruppi in Piazza Scala d’Alaggio (dopo un confronto concordato con i Consoli del Popolo, Sarti e Tappezzieri, Salinai e de “L’Addolorata”), ecco il primo taglio che ha visto il mancato transito per parte della Via Serisso, e le Vie San Francesco e Giuseppe Barlotta. Alla presenza del Primo Cittadino Giacomo Tranchida, «il ritardo è stato notevolmente contenuto con un’ulteriore riduzione dell’itinerario, ossia quello di non sfilare fino alla Via Roma, ma di accorciare il corteo alla Via Domenico Giglio con l’entrata di alcuni gruppi in otto-nove minuti, ad eccezione di altri».

A dir poco indecoroso quanto si continua a leggere sui social di continue frecciatine, di offese, di pessime cadute di stile che tolgono sempre più la già esigua componente religiosa del contesto di cui si parla. Un danno verso chi lavora, verso chi ci crede ancora. Inutile girarci intorno: si paventava già qualcosa nell’aria nel corso della quinta Scinnuta con dichiarazioni da parte del Console, Vito Dolce che auspicava una buona riuscita ma « […] poi gli imprevisti, le situazioni particolari si possono creare». Un pomeriggio quello fatto di musi lunghi da parte del “Popolo” che dovette dividere, a scapito della tradizione, la celebrazione con altri tre Gruppi, vale a dire “La Spogliazione”, “La Ferita al costato”, e “La Deposizione”.