Ancora quarantotto ore e la più incredibile campagna elettorale cui mi sia toccato di assistere – e ne ho visto e partecipato a tante, decine, forse un centinaio – va archiviata. Una campagna elettorale di cui non si è accorto nessuno e che, mi riferisco al nostro territorio, non sembra aver interessato che una piccola minoranza che solo nelle ultime due settimane ha alzato la testa. Eppure si parlava di Europa, in gioco ci sono diritti e doveri del nostro futuro, delle nuove generazioni. Invece il silenzio. Anzi tanto chiasso, ma su cosa: su chi votare, quale candidato, quale partito?

No, il chiasso c’è stato al seguito di uno slogan che invita a non andare a votare se l’aeroporto non vedrà risolti i suoi problemi e decine di aerei ogni giorno terneranno ad arrivare e partire da Birgi:#sevolovoto. Assurdo! C’è da chiedersi, visto che la soluzione non è arrivata, cosa faranno quelle decine, centinaia di persone che si sono fatte ammaliare da questo slogan “ricattatorio” che aveva fatto suo anche l’amministrazione comunale, addirittura sventolando lo striscione dal balcone centrale di Palazzo D’Alì. Per fortuna c’è stato questo  Prefetto che da custode delle istituzioni lo ha fatto togliere. C’è stato qualcuno che ha ricordato che la lotta partigiana è servita anche a ridare il voto libero a chi lo aveva perso con il fascismo e che alle donne era proibito.

 Erano questi i loro temi, per una causa che in parte era ed è da condividere, non nei metodi. E quindi, domenica che faranno, diserteranno le urne? Non crediamo, forse lo farà qualcuno degli organizzatori che poi si trincererà dietro la storica bassa percentuale dei votanti alle europee per “cantare” la sua falsa “vittoria”. Ma intanto a Birgi la situazione resterà immutata. Quello slogan è stato un flop!

Domenica non siamo chiamati a decidere se a Birgi si potrà tornare a votare, dobbiamo decidere sull’Europa. In queste due ultime settimane abbiamo visto qualche piccolo segnale di campagna elettorale, temi europei pochi, politica molta. Chi, ad avviso di chi scrive queste note, ha saputo coniugare l’Europa con l’Italia è stato il dott. Pietro Bartolo, figura diventata mitica in tutta Europa ma potremmo dire anche oltre, noto come il “medico di Lampedusa”.

Durante il suo intervento al folto pubblico che sabato a  sera inoltrata è rimasto ad ascoltarlo, ha parlato della sua esperienza drammatica di medico che ha assistito migliaia di disperati arrivati con i barconi, della conta delle centinaia di morti, dei tanti seviziati dalle guardie libiche. Situazioni orribili alle quali bisogna saper dire basta! Questo il ruolo che si è dato: raccontare a Bruxelles la sua esperienza diretta, quello che ha visto e sul quale ha operato. Non racconti ma fatti, per convincere l’Europa ad intervenire, non girarsi dall’altra parte anche se, almeno apparentemente, gli sbarchi sono diminuiti: “una falsità, come quella dei porti chiusi”. Questa la sua battaglia ed il senso di una candidatura da indipendente in un partito che ha tra le sue fila quell’ex ministro dell’interno Marco Minniti,  che Bartolo ha il coraggio di criticare aspramente e che, pur con differenze, ha accoppiato nella responsabilità al ministro Salvini.

Ecco, con l’indipendente Bartolo si è ritrovato un vero motivo per affermare che una “piccola” campagna elettorale c’è stata anche a Trapani.

                                                                     Aldo Virzì