Venerdì scorso è stato un “Fridays for Future”, cioè una giornata dedicata a sollevare il problema del cambiamento climatico. Si tratta di un evento promosso, in tutto il mondo, da gruppi di giovani a partire dall’appello della giovane svedese Greta Thunberg. Centinaia i cortei in tutto il mondo, anche in Italia, a Milano, Roma, Firenze, Trieste. In provincia di Trapani, ha risposto solo la città di Alcamo dove si è costituito da qualche mese proprio un Comitato di “Fridays for Future”.

A Trapani, nel capoluogo, tuttavia, il silenzio, nessuna associazione giovanile o studentesca (Trapani per il Futuro, Agorà, Rete degli Studenti medi), nemmeno l’Amministrazione o il Consiglio comunale dei ragazzi, hanno promosso alcun corteo.

Abbiamo provato, allora, ad ascoltare il pensiero di qualche adulto.

«Come spesso accade, Trapani resta sorda alle sirene del cambiamento. Silente. Ostile alla bellezza. Poco interessata al bene comune», sostiene Renato Alongi, noto per essere uno dei responsabili dell’associazione Amici della Bicicletta (FIAB). «Se Trapani oggi è assente, è un peccato», ammette lo scrittore trapanese Salvatore Mugno. «Anche Trapani avrebbe potuto e dovuto aderire con iniziative mirate, come avviene in altre città tra cui Alcamo», conferma la consigliera comunale Claudia La Barbera.

L’artista Vanessa Gallipoli difende però i ragazzi trapanesi: «I giovani sono il frutto dei loro adulti. In una città in cui non c’è l’aggregazione, aree per incontrarsi, i nostri ragazzi sono frutto del nulla. Non è colpa loro».

L’avvocato Giuseppe Marascia, già candidato sindaco nel 2017, commenta con una battuta: «Trapani non partecipa al friday for future? Beh, con quale faccia dopo tutto lo sversamento fognario in mare!». Chiedere di salvare il pianeta? «Noi a Trapani, nel nostro piccolo, ci acconteremmo anche con meno», sostiene Giuseppe Licata, ex assessore all’ecologia del Comune di Trapani -. Che poi spiega: «chi ci amministra vigili acchè gli addetti ai lavori, contrattualmente retribuiti, facciano quotidianamente il proprio dovere che non è quello di non vedere o di lasciar crescere ovunque la vegetazione spontanea».

Si, ammette Vanessa Gallipoli, «vivo in una città dove non c’è cura per l’ambiente; dove è una tragedia fare la differenziata» ma, conclude invitando a non aspettare l’intervento pubblico e provare a impegnarsi ciascuno di noi, singolarmente: «io il mio cambiamento l’ho fatto anni fa; un cambiamento fatto di tanti gesti quotidiani».

Renato Alongi resta fiducioso: «Fridays for Future è un chiaro e forte segnale di speranza da parte delle nuove generazioni. La presa di coscienza da parte dei giovani è una vera rivoluzione. L’unica che può portare ad un reale cambio di rotta», dichiara.

«Per me l’attenzione per i cambiamenti climatici e per la salvaguardia dell’ambiente non è che un aspetto dell’assestamento costante che si dovrebbe richiedere al nostro modo di vivere, quello delle singole persone in vigile rapporto con la storia, la cultura e la natura. La “pulizia” del mondo è, insomma, l’altra faccia della nostra voglia di “igiene” intellettuale e morale e del desiderio di sintonizzarci con il mondo che cambia. Non è facile, ma è il solo modo di vivere il proprio tempo», aggiunge ancora Salvatore Mugno.

Renato Alongi prova a giustificare l’assenza di manifestazioni giovanili a Trapani: «Ma oggi il principale problema di Trapani è la continua fuga di giovani dalla città. Una fuga senza ritorno. Ogni anno la città si impoverisce della sua principale forza rigeneratrice e vitale. È forse questa una delle motivazioni del declino di una città chiusa e anestetizzata nel suo conformismo e nelle sue liturgie. Priva di spazi pubblici organizzati e destinati ai giovani, in eterna attesa di un domani migliore».

Claudia La Barbera si augura, in merito al tema del Cambiamento Climatico, uno spirito pro-attivo dal parte del Comune di Trapani: «Mi auguro che in futuro l’amministrazione comunale trapanese condivida la specifica valenza socio culturale dell’iniziativa».

Se non s’è svolto alcun corteo, comunque, un’iniziativa formativa s’è eppure svolta: nella sala conferenze della Vicaria, sabato 25, l’associazione Trapani per il Futuro ha permesso a una quarantina di giovani e non giovani trapanesi di ascoltare un’interessante lezione del prof. Piergiuseppe Morone, dell’Università telematica La Sapienza di Roma, sul tema «Verso un nuovo modello di bioeconomia circolare e sostenibile».

Un semino piccolo piccolo, ma che da ancora qualche speranza per il nostro territorio.