Trapani, la Sicilia, ieri ha votato e ha scoperto di essere leghista. Quanto leghista? non poco: il 20,77 in percentuale, 320mila siciliani che nel segreto dell’urna hanno votato per Matteo Salvini, quel personaggio che sino a qualche anno fa dei meridionali, dei siciliani in genere, ha detto le cose più spregevoli.

Il suo partito si chiamava Lega Nord; poi ne è diventato segretario e con una piroetta tipica del più squallido trasformismo, toglie il Nord dal simbolo e diventa partito nazionale. Con l’aiuto dei mass media fa dimenticare il suo passato, a cominciare di quando al seguito di Umberto Bossi andava alle sorgenti del Po sul Monviso a riempire la famosa bolla d’acqua che successivamente Bossi versava nel mare di Venezia, a segnare i confini della “Padania”.

Era il più noto dei simboli profani della Lega, al limite del blasfemo; Salvini lo accantona e lo “trasforma” nella Bibbia e nel rosario da mostrare alle telecamere più che ai suoi elettori. Vince anche così. La memoria è corta, particolarmente della gente del Sud, e la Lega diventa il primo partito.

Vince la Lega cannibalizzando in Sicilia Forza Italia, la destra ed il centro, ma anche una fetta dell’ex astro nascente chiamato “cinque stelle” che resiste qualcosina al Sud ma che complessivamente nel Paese subisce una disfatta, pari soltanto alla sconfitta del PD alle elezioni dello scorso anno. Ci sarà il momento delle analisi, oggi stiamo ai fatti che parlano dell’ennesimo stravolgimento del voto in una terra, la nostra, dove l’alto significato politico di questo atto è accantonato, almeno per una maggioranza,  in favore della “pancia”, della disinformazione, del qualunquismo. Solo così si può spiegare l’essere passati in pochi anni dal fenomeno Cinque stelle, nato dalla traversata di Grillo nel mare dello stretto di Messina, a quello del personaggio Matteo Renzi, ora a Salvini. Senza dimenticare cosa è stata Forza Italia.

Sicilia, Trapani: discorso più o meno simile. Il risultato della città capoluogo rispecchia questo trasformismo. Non c’è più il senatore D’Alì e Trapani, “ la più azzurra città d’Italia”, colloca Forza Italia al quarto posto con neanche duemila voti. La lega, dove sono confluiti buona parte dei voti dell’ex destra missina, ne prende il doppio. L’altra destra, sempre ex missina, più “pura”, sceglie Fratelli d’Italia.

Buono il successo della lista del PD, trascinato più dalla forza della candidatura del medico di Lampedusa Pietro Bartolo, diventato una icona anti Salvini, che dal partito orientato verso altri candidati. Gucciardi da una lato e il gruppo di Valderice dall’altro, del quale fa parte il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, sostenevano altri candidati: sono usciti pesantemente sconfitti. Su Bartolo sono confluiti, ma non solo a Trapani, i voti di tanta gente anche “non amica” del Pd. Bartolo è stato un fenomeno siciliano sul quale si deve riflettere. La sua elezione a deputato europeo infatti è forse il risultato più interessante e positivo di queste elezioni, visto da chi non si riconosce nel trasformismo Salviniano.

                                                                  Aldo Virzì