LA LEGA SCENDE A TRAPANI…… CON ARATA E IL SOTTOSEGRETARIO MANZATO

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Dalle attività di indagine, infine, è emerso che ARATA ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con NICASTRI gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall’ARATA medesimo e di cui informava puntualmente il NICASTRI”. E ancora: “ il NICASTRI, anche attraverso il suo prestanome ARATA, intesseva una fitta rete di relazioni con dirigenti e politici regionali al fine di ottenere (in un caso anche dietro versamento di denaro) corsie preferenziali e trattamenti di favore nel rilascio di autorizzazioni e concessioni necessarie per operare nel settore”.

 Sono due dei passaggi più interessanti dell’ordinanza del GIP di Palermo, dott. Guglielmo Nicastro, relativa all’indagine che vede per protagonista il “re dell’eolico” – e persona di fiducia di Messina Denaro- Vito Nicastri, ma che assume connotati diversi per la presenza di personaggi del calibro di Paolo Arata, già deputato di Forza Italia, successivamente passato alla lega, quella di Salvini. Dal partito del Ministro degli Interni si affrettano a dire che non era tesserato, anzi; insomma uno di passaggio che una volta si intrufolò in un convegno sull’eolico per dire la sua. Che i fatti siano diversi lo dice il magistrato, ma lo dicono anche le tante affermazioni raccolte nel passato recente, quando Arata non era stato ancora collegato a Nicastri. In quel convegno al quale prese parte non per caso ma uno dei relatori, Arata più volte ebbe modo di affermare che per portare avanti il programma della Lega, sempre quella di Salvini, “bisogna mettere nei posti chiave nostri uomini”. Lo riteneva indispensabile.

Poi leggi le oltre 200 pagine dell’ordinanza e capisci cosa voleva dire quell’affermazione. Arata, non si sa se ha preceduto o al seguito degli esponenti del partito leghista, è sceso in Sicilia, in provincia di Trapani per mettere al centro dei suoi interessi (non possiamo dire se erano anche quelli del partito ndr) i suoi uomini. Uno lo aveva scelto era, appunto, Vito Nicastri, alcamese, un imprenditore che dal nulla aveva costruito una fortuna miliardaria “re dell’eolico”, uomo di fiducia di Messina Denaro, il suo più prestigioso prestanome.

Da semplice artigiano, elettricista in Alcamo intuisce il valore economico dell’eolico e in poco tempo diventa l’imperatore principe, anzi “ il Re dell’eolico”, come viene soprannominato. Di lui, del suo impero, si occupano anche i giornali stranieri a cominciare dal Financial Times che gli dedica addirittura un’intera pagina. Nicastri sviluppa la sua attività quasi tutta in provincia di Trapani.

Era l’uomo giusto per Arata che mette in pratica i principi enunciati nel convegno della Lega sullo sviluppo dell’eolico e che, secondo alcune ricostruzioni, fa inserire nel contratto di governo con i cinque stelle.

Ecco che la Lega, sia pure indirettamente, con un suo autorevole collaboratore, “scende” in Sicilia, in provincia di Trapani. Arata e Nicastri. Nicastri e Arata; soci al 50% in una rete di società. Arata conosce bene cosa e chi  c’è alla spalle di Nicastri; quando Vito è agli arresti domiciliari è Paolo Franco,  il figlio di Arata, che lo va a trovare, non può salire in casa ma si parlano tranquillamente, uno dal balcone, l’altro dalla strada.

Arata e Nicastri devono portare avanti il loro bussines. Scrive il magistrato: “ARATA ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali di e con NICASTRI gli influenti contatti con esponenti del partito della Lega”  riscontrati dalle indagini e sbandierati dall’ARATA che puntualmente informava il NICASTRI.

Un leghista o comunque un consulente di primo piano della Lega e un mafioso che fanno affari. Il ministro dell’interno il 25 aprile non è andato a festeggiare la Liberazione dell’Italia dal fascismo, con orgoglio ha detto che preferiva dedicarsi alla lotta alla mafia e per questo è andato a Corleone a inaugurare la nuova sede della polizia. Corleone è a pochi chilometri di distanza da Alcamo, da Calatafimi, forse questo ministro dell’interno è stato troppo distratto e la mafia che aveva vicino non l’ha vista!

Non l’hanno vista neanche i nuovi afficionados trapanesi  del Ministro, la maggior parte dei quali provenienti dalla destra ex missina, poi Destra Nazionale, poi Forza Italia, abbandonata perchè ormai orfana del sen. Dalì. Non hanno nulla da dire su quanto emerge da questa inchiesta che pure si svolge in massima parte nel nostro territorio e che ha visto protagonisti gli investigatori della DIA di Trapani i quali, come ha scritto nell’ordinanza  il magistrato, stanno continuando ad indagare sul ruolo che avrebbe avuto la mafia di Calatafimi . 

La Lega è arrivata a Trapani. Il suo biglietto da visita sono stati il suo consulente Arata e il sottosegretario all’agricoltura Franco Manzato autore della “rapina politica” delle quote tonno già assegnate alla tonnara di Favignana e tolte poco dopo costringendo l’impresa Castiglione a chiudere l’attività dopo soli pochi giorni di attività.

                                                                    Aldo Virzì