“ Non riesco più a sognare, è sempre stato il mio principale stimolo. Non c’è più. Allora è meglio smettere”. Andrea Bulgarella, imprenditore nel settore delle costruzioni e del turismo, appare sereno nel motivare i motivi di un abbandono, almeno parziale, della sua attività: il ramo costruzioni.  Ma era quello principale, quello che lo ha reso famoso non solo a Trapani, ma anche in tutta Italia, soprattutto per i recuperi: “senza falsa modestia, ero il primo in Italia, un elenco lunghissimo di recuperi di siti, a cominciare da Misurina….”. 

Bulgarella  snocciola il lungo elenco di palazzi, edifici di qualunque genere che hanno visto all’opera i suoi operai “tutti meravigliosi, diventati esperti”. Un’attività che con il 31 luglio cessa definitivamente.

Ma perché? “La nostra azienda ha 120 anni di storia, io la guido da 50. Quando l’ho presa sognavo, allora si poteva sognare, avevamo il diritto di sognare e di realizzare. Oggi non si sogna più e, soprattutto, non c’è più futuro. Non tanto per me, quando per questenuove generazioni.

E’ così in tutto il Paese, ma aTrapani è peggio”. Già Trapani, la città tanto amata e tanto odiata. E’ da questa città che a suo avviso sono partiti i suoi guai, quelli che gli hanno fatto smettere di sognare. E siamo al dunque, a questi quattro anni di fibrillazione che hanno reso un tranquillo imprenditore di successo in un “mostro” da sbattere in prima pagina su tutti i giornali nazionali, accomunato alla mafia. Di più, a  Messina Denaro, il boss stragista.

E se non bastasse l’accusa di riciclaggio, i suoi uffici messi sottosopra dai carabinieri del Ros, il sequestro dei beni. Insomma la distruzione di un uomo e di una impresa. A muovere l’accusa la Procura di Firenze, ma Bulgarella  ha il sospetto che tutto sia partito da Trapani trovando a Firenze orecchie attente. E se non bastassero i sospetti c’era il pentito pronto a dire la sua. E’ Firenze che però dopo tre anni di indagini – che Bulgarella  giudica “superficiali, affrettate, sbagliate e voglio sperare di errori fatti in buona fede” – che deve ammettere che “l’attività imprenditoriale di Bulgarella  è lecita ed estranea ad ogni riferimento a contesti criminali”.

Firenze e Milano. Altra storia, altre indagini, altra accusa. Questa volta di un tentativo di truffa all’ Unicredit, mica ad una banchetta qualsiasi, e per di più con la complicità di altissimi dirigenti del primo istituto di credito del Paese. Altri anni di sofferenze;nei giorni scorsi la sentenza di archiviazione, quella che restituisce a Bulgarella  la sua onorabilità. Anche in questo caso qualcuno ha sbagliato, dice la sentenza che “ i fatti ricostruiti difettano degli elementi costitutivi delle ipotesi di reato inizialmente formulate”. Insomma questa indagine non doveva neanche cominciare.

Quattro anni che hanno fatto smettere ad un imprenditore di sognare, costringendolo a lottare contro un “mostro” a lui sconosciuto: le istituzioni;chiarisce: una istituzione, una parte, non tutta la magistratura. Non si tira indietro a specificare, non è tenero nei confronti dei Pubblici Ministeri. Ma allo stesso tempo afferma di “ continuare a credere nelle istituzioni, a cominciare dall’arma dei carabinieri”che con lui non è stata tenera. Sulla mensola del camino alle spalle del suo tavolo di lavoro ci sono le riproduzioni in terracotta di due carabinieri:  “ io sono amico di quattro generali dei carabinieri”. Si parla di istituzioni e il suo pensiero corre ad un Prefetto, al Prefetto Gianfranco Vito Colonna che per 15 mesi fu Prefetto di Trapani e per Bulgarella un mito che ha “amato”, tanto da intitolargli la galleria del palazzo di Via Garibaldi, l’ultima delle sue opere di recupero in città. Ma non basta, l’imprenditore si incavola, ritiene un’ingiustizia che Trapani non gli abbia dato la cittadinanza onoraria, “la meritava, forse più di altri. Non solo Trapani, anche Palermo doveva concedergliela”.

Lascia le costruzioni, ma continua a fare l’imprenditore nel settore turismo, a Trapani, a Bonagia, in altre città del Nord. Ha molto da dire su Trapani, sui servizi “non proprio efficienti”, a cominciare dalla pulizia, “eppure i turisti pagano una tassa che dovrebbe essere utilizzata solo per migliorare i servizi al turismo e che forse finisce in altri capitoli”. Non è tenero con questa amministrazione, ma soprattutto con l’amministrazione Fazio che ha rappresentato un freno allo sviluppo. I suoi ricordi arrivano al periodo dell’Americas Cup a gestioni a suo avviso opache sulle quali non è stata fatta completamente luce.

L’ultimo capitolo di questo “sfogo” lo riserva agli imprenditori, “quelli del Nord che non investono, ma che vengono a prendersi gli appalti, utilizzano la 488 e poi fuggono”, difende gli imprenditori locali del settore delle costruzioni “ dei truffati che pagano per le opere di urbanizzazione ma che sono costretti a realizzarli per l’assenza degli enti”. E alle banche: “ non ci sono più le banche locali, ma istituti di credito che fanno solo finanza”.

“Insomma non c’è più il diritto di sognare, allora meglio smettere”, per fortuna solo parzialmente.

                                                          Aldo Virzì

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