Inauguriamo una rubrica nuova di zecca, interamente dedicata all’opera lirica. Ecco la nostra recensione dell’opera Carmen.

È andata in scena ieri sera, per l’apertura della 71^ stagione del Luglio Musicale Trapanese, Carmen di Bizet. L’opera giocosa in 4 atti dove a farla da padrone sono le passioni umane più irrefrenabili. Riletta in chiave diversa dal regista Nicola Berloffa, questa Carmen è ambientata in una moderna periferia, dove si muovono tutti i personaggi del libretto. Sul palco anche una automobile anni 80. Scelta, questa, che contribuisce a donare alla messinscena i ritmi e la teatralità tipiche dei musical americani dei decenni passati. E si tratta certamente di una scelta registica che ha il merito di avvicinare all’ascolto e alla visione anche le generazioni più giovani. Ma all’opera originale Berloffa rende omaggio quando i protagonisti sul palco si trasformano in spettatori del film su grande schermo dove scorrono le immagini della versione originale della Carmen, in un cortocircuito narrativo molto intrigante. L’altissimo livello di umidità non ha facilitato il compito dell’orchestra che, nonostante tutto, ha reso una prova degnissima.

Come sempre curatissime le dinamiche di Laurent Campellone, che firma questa direzione d’orchestra, con la giovane orchestra del Luglio Musicale che ha saputo tenere bene la tensione dell’opera per tutti i 4 atti. Molto convincente la prova dei cantanti. Raffaella Lupinacci può dirsi soddisfatta del suo esordio nel ruolo di Carmen. Un personaggio che ha portato in scena non solo in voce ma anche in chiave fortemente recitativa, quando non al centro di un balletto, quasi ne fosse la prima ballerina. Brava. Azer Dada già nella vita di tutti i giorni è persona capace di scatenare grandi empatie oltre che vero apprezzamento per le qualità della sua voce. Ed è esattamente quello che il nostro ci ha regalato ieri sera in scena. Impegno assoluto e amore educato per l’opera e soprattutto per il suo personaggio a cui regala una umanità che va oltre il racconto. Ma ottima la prova di tutti gli interpreti, che, nell’incedere dei fatti narrati in scena, non sono mai stati comprimari, ma personaggi completi.

Come sempre nota a parte per il coro diretto dal Maestro Fabio Modica. Emozionante, con un suono bellissimo ed una forza d’urto coinvolgente. Modica è una eccellenza trapanese. In una narrazione così ardita perfettamente a tema sono le scene e i costumi, rispettivamente di Aurelio Colombo e Edoardo Russo, come anche le luci di Valerio Tiberi. Divertenti le coreografie di Marta Negrini dove si è anche ballato la break dance sulla musica di un’opera di fine 800, senza che questa commistione turbasse o infastidisse mai.Insomma davvero un bel lavoro che ha avuto anche la forza di sconfiggere la pioggia che a 5 minuti dalla fine ha interrotto la messinscena costringendo tutti a ripararsi sotto le grandi fronde dell’affascinante teatro all’aperto della villa Margherita. Allarme rientro dopo pochi minuti permettendo così a Don Josè di compiere l’infimo misfatto per cui si autodenuncia immediatamente: “ho ucciso Carmen” “l’ho uccisa io”.

Martedì si replica.
Firmato “I critici musicali… immaginari”