Accadono cose in periferia di cui pochi vengono a conoscenza e che, tuttavia, sono assai rappresentative dello spirito dei tempi.
Mi sono sempre posto il dilemma di come poter raccontare questi accadimenti, diciamo di provincia, ad un pubblico più ampio senza che questo si annoiasse.
Ora a Trapani, città di cui nel mondo in molti ignorano l’esistenza, il fatto che lo scorso anno una coalizione Brancaleone fintamente civica trionfò alle elezioni con il 70% può non destare troppa curiosità.
Ma se vi dicessi che quel prologo ha avuto oggi, a distanza di un anno, risvolti degni del peggior trash televisivo immagino una delle vostre sopracciglia inarcarsi in cerca di altre informazioni.

Andiamo con ordine.

Qualcuno ricorda il 22 aprile 2010? No? Allora vi descrivo la scena: direzione nazionale del defunto PdL (Popolo delle Libertà). Governo Berlusconi regnante. Roma, Interno giorno. Va in onda lo scontro tra il fu Cavaliere e Gianfranco Fini, all’epoca leader proveniente della destra e Presidente della Camera. Al culmine di fendenti e colpi bassi Berlusconi intima l’aut aut a Fini, il quale, dalla platea si alza e risponde: Altrimenti che fai, mi cacci?

Non si poteva essere in disaccordo con Berlusconi altrimenti, appunto, si era fuori.

Orbene nella nostra ridente, anzi ghignante Trapani, è andato in scena uno spettacolo con un copione simile ma alquanto scadente: il 12 luglio scorso la maggioranza si riunisce in diretta streaming. Oggetto dell’incontro: i nuovi assetti della giunta municipale che, per effetto di alcune disposizioni regionali, può passare da cinque a nove componenti.

Una manna per la vorace politica trapanese. Trapani, non dimentichiamolo è la città dei misteri, delle logge massoniche deviate, e delle mani sulla città, dei sindaci che negavano il dominio mafioso mentre si compivano attentati e di altre più o meno amene congiunture politiche.

Insomma redistribuire altri quattro assessorati non è cosa da poco. Ma i giochi sembrano già fatti e, in barba al civismo tanto decantato in campagna elettorale, dai sarcofagi civici messi in piedi per l’occasione, spuntano le mummie di sempre pronte a rivendicare un ruolo o a farselo riconoscere per interposti assessori regionali.

Ed ecco cosa si nasconde dietro gli slogan civici, le liste che rivendicano la loro estraneità ai maledetti partiti ma che sono piene di personale politico iscritto ai partiti: tutte azioni camaleontiche volte a mascherare o “mascariare” (in dialetto sicliano ovvero inquinare, camuffare) la realtà che la vecchia politica non solo è presente ma è attiva e pronta a riprendere il controllo della città in maniera diretta.

Tra queste liste, però, ne troviamo una, che il Sindaco, allora candidato, battezzerà come sua diretta emanazione: porta il suo nome a caratteri cubitali e si caratterizza come lista giovane o di giovani.

Ricordiamoceli questi giovani: candidati del fan club del sindaco che annunciano il verbo con un piglio ed anche una arroganza talvolta imbarazzante. Sui social, nei dibattiti televisivi, sui media dell’ignavia, imperversano, alcuni non tutti, e dettano il verbo. Ed il verbo è: noi siamo i giovani e rappresentiamo il cambiamento della coalizione dei cambia-menti. Così si chiamava quell’armata che racimolava personale politico dall’estrema destra al centro fino al pd con qualche puntatina su Liberi e Uguali, ex vendoliani, ex bertinottiani (per chi se lo ricorda), etc…

Ma il cambiamento se non è qualificato rischia di essere tutto ed il suo contrario.

E così, ad un anno di distanza e in diretta streaming, il Sindaco defenestra uno dei giovani di quel verbo che era stato eletto in Consiglio comunale precisando che la sua amministrazione non è un baby parking. E rivelando anche particolari che, a sua pretesa, dovrebbero ancor più squalificare il consigliere defenestrato. 

A pochi giorni da questo spettacolo che se non fosse stato folkloristico sarebbe squallido, arriva un comunicato dei “giovani” rimasti fedeli al capo, eletti e non, in cui si infierisce sul defenestrato. 

Ma ecco un altro colpo di scena: quel comunicato, presentato con la pretesa di rappresentare tutti, in realtà non rappresenta che pochi.

A poche ore un altro comunicato, stavolta delle associazioni giovanili trapanesi che, seppur indirettamente, mentre si rallegrano per le possibilità di interlocuzione con l’Amministrazione precisano, dietro un linguaggio veterodemocristiano, di non esserne la cinghia di trasmissione verso l’elettorato giovanile.

Excusatio non petita…

Tutto questo per dire cosa?

Per dire tre riflessioni:

La politica della rottamazione o dell’anticasta è entrata nel modus operandi spicciolo e le persone vengono usate per opportunità: la lista giovani serviva per la “propaganda”, insomma.

Per accaparrarsi i voti dei giovani trapanesi. Operazione riuscita e che, pertanto, oggi chiama in causa proprio i giovani trapanesi che si sono fatti gabbare come allocchi e sprovveduti. Questo modo di fare non è tipico di Trapani, è comune a molti territori e persino all’Italia intera. Votare per “anagrafe”, insomma, è una stupidaggine immane. Ancor più associare il cambiamento alla rottamazione, preferendo una persona non per le sue capacità ma per l’età.


Le coalizioni civiche o di salute pubblica non esistono. Quando dicono che non sono né di destra né di sinistra, in genere, e deve andar “bene”, sono di destra, altrimenti sono alla mercé del capo carismatico. E i capi carismatici sono allergici alla democrazia ed al suo agire. In realtà queste operazioni “civiche” si sono rivelate il trionfo del mascariamento, del camuffamento, dietro cui recuperare ceto politico, e i voti che porta, che vengono dal più triste passato.


Ingaggiare le giovani generazioni è coraggioso ma non si tratta di una sine cura. Le scuole dell’infanzia e le scuole primarie sono tra i luoghi dove più arduo è insegnare: perché si ha a che fare con la formazione della personalità, con il perfezionamento delle esperienze, con l’allargamento delle competenze. Chiedere ai giovani di occuparsi della cosa pubblica e mandarli allo sbaraglio fino a defenestrarli perché l’amministrazione non è un “baby parking” è quantomeno inaccettabile se detto da una persona che si sente leader. Costruire una classe politica nuova, giovane non soltanto anagraficamente ma soprattutto culturalmente, è impegnativo e complicato ma è molto più prezioso della riparazione di un tombino. O meglio, rivendicare la paternità di una lista e poi divorarne i componenti delegittimandoli dimostra non soltanto la miopia politica connaturata nel personaggio, quanto il disprezzo per il futuro del territorio. Non solo. Se poi quella classe politica, impreparata perché lasciata allo sbaraglio, un giorno ottiene oltre il 30% e si allea con la Lega a nulla varrà apostrofarli come incompetenti: loro governeranno e i competenti perderanno voti. Ed il Paese sarà nelle condizioni che vediamo. 

Ecco perché la lezione trapanese dovrebbe insegnare molte cose: ai trapanesi, ma dubito che impareranno; a tutti gli altri per evitare di commetterli in copia conforme.

In ultimo, e forse anche per primo questa politica agita dai fanatici della curva sud o nord è demagogica e distruttiva. La facilità con cui, a Trapani ma temo in ogni dove, si passa dall’esaltazione anti-qualcosa alla difesa acritica e perciò immorale della moda del momento è il vero problema. Fan club per tutto: i giovani, il sindaco, contro il vecchio sindaco, per l’aeroporto, contro Palermo, etc… I fan club non hanno mai governato o costruito altro che l’idolatria per quello in cui credono e certo questo non va mai a vantaggio di una società plurale ma soltanto dei fan del momento. Meditate gente. Meditate.

Gianluca Fiusco