Frizzante, raffinato e sorprendente. Sono questi i primi aggettivi che ci vengono in mente per raccontare Orfeo all’Inferno, l’operetta di Offenbach portata in scena in questi giorni al chiostro di San Domenico dal Luglio Musicale trapanese. Un racconto pieno di ritmo ed ironia, dove a dettar il tempo narrativo è il galop infernale (il celebre can can). Un lavoro che gioca con il mito, nel pieno rispetto dell’antica idea che voleva gli dei personificazione dei peggiori difetti umani. Variegato il parterre dei protagonisti della storia: dal musico per eccellenza Orfeo, alla sua sposa, la ninfa Euridice, da gli dei dell’Olimpo con Giove in testa, qui coloratissimi ed in grande spolvero, alla “Pubblica Opinione”, giudice severo di ogni peggiore istinto. Un giudizio, quello dell’Opinione Pubblica, da cui neanche gli dei sono al riparo. La storia: Plutone, travisato nel pastore Aristeo, seduce la bellissima Euridice, sposa di Orfeo, fino a rapirla e condurla con se negli inferi. Ma nell’Olimpo l’inganno di Plutone diviene presto di dominio pubblico e pubblicamente condannato, fino a, in mezzo a mille divertenti vicissitudini, costringere lo stesso Plutone a rinunciare alla bella ninfa permettendole, non senza il colpo di scena finale, di tornare in terra con Orfeo. E quello che ne viene fuori è un racconto a tratti esilarante, con tanto di scambio di accuse tra Plutone e Giove su chi fosse più sfrontato come seduttore delle altrui donne, o di “proteste sindacali di categoria” con gli dei tutti stufi di bere sempre solo ed esclusivamente la stessa “paradisiaca bevanda”. L’Ambrosia. Fino al viaggio, tipo gita scolastica, con cui Giove trasferisce tutti gli dei negli inferi al fine di recuperare Euridice alla vita. Bravo il maestro De Carolis che disegna una regia elegante e piena di verve. Quasi fumettistiche le coreografie di Patrizia Lo Sciuto, danze che qui sono parte integrante del racconto. Ottimo, come sempre, il coro, per l’occasione in formazione ridotta, diretto da Fabio Modica. Da sottolineare lo sforzo recitativo anche dei coristi. Intrigante poi, l’uso dello spazio: un grande palcoscenico firmato Maddalena Moretti e Giorgia Ruzzante, che si sviluppa su tantissimi livelli, senza soluzione di continuità. Ottima la prova di tutti i cantanti, con una citazione particolare per Marcello Nardis perfetto nel ruolo di Plutone, impunito seduttore ed ingannatore, e di Lara Rotili, un Cupido giovane, tenero e a tratti quasi saggio. Prima o poi la bella mezzo soprano prenderà coscienza delle sue doti recitative, oltre che canore. Una nota di merito poi anche per l’orchestra ed il suo direttore Andrea Certa, che alla parte musicale ha dato l’incedere più del commento da cartone animato Disneyano che da opera come siamo abituati ad immaginare. Un “a parte” merita il cameo del Maestro Coco, il primo violino, che entra nella scena come esecutore di una melodia odiata da Euridice, e, proprio per questo, costretta ad ascoltarla. Esilarante. Belli i costumi di Simone Martini, giuste le luci di Nevio Cavina, per uno spettacolo che può essere rivisto senza stancarsi. Non per nulla all’esordio, nel 1858, l’opera rimase in scena per 2 anni consecutivamente, fino al grande rifiuto di far spettacolo di tutta la compagnia ormai esasperata dalla routine.

Firmato “I critici musicali… immaginari”

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