Sentenza con giallo, o quasi, quella emessa dal Gup Cersosimo che ha condannato a un anno e undici mesi l’architetto Angelo Catalano, già vice sindaco di Erice, con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. I fatti sono noti e si intrecciano alle vicende politico/giudiziarie che dai primi mesi dell’anno hanno investito il comune della Vetta; indagini su più fronti che, sembra, non siano ancora totalmente concluse.

 Il giallo nasce dal fatto che la sentenza ha origine da un patteggiamento concordato mesi orsono dal Catalano, “stanco e piegato” dal periodo trascorso in carcere e successivamente agli arresti domiciliari, ottenuta la libertà ha deciso di rifiutare preferendo andare al processo. Una decisione che ha spiazzato il suo “vecchio” legale, l’avv. DeLuca, contrario alla rinuncia. Catalano ha insistito e cambiato il legale sostituendolo con l’avv. Francesco Moceri. Tutto questo alla fine di settembre.

Il nuovo legale ha immediatamente avanzato richiesta di revoca del patteggiamento, come affermato dallo stesso durante la conferenza stampa tenuta nello studio tecnico di Catalano, “ sulla scorta di due elementi fondamentali: la granitica convinzione di non aver commesso alcun reato, con la certezza di difendersi nell’ambito di un processo” ma anche la valutazione della stessa intesa raggiunta nel patteggiamento “che vedeva coinvolte solo quattro delle sette imputazioni contestate” al momento dell’arresto.

La richiesta del nuovo legale, reiterata anche stamattina durante l’udienza già da tempo fissata, ha trovato l’opposizione del Pubblico Ministero Belvisi, mentre il Gup ha voluto sentire l’imputato. Catalano non è riuscito a convincerlo e il GUP Cersosimo ha deciso di emettere la sentenza di condanna in precedenza patteggiata. Vicenda con conclusione anomala che non è finita, l’avv. Mauceri aspetterà le motivazioni ma ha già annunciato il sicuro ricorso in Cassazione.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per Angelo Catalano di togliersi qualche sassolino; i sassi sembra riservarli quando ci sarà l’auspicato processo. Intanto ha chiarito cosa lo aveva spinto ad accettare il patteggiamento: “il carcere, lo sconforto familiare, lo stress psicologico. Ma ero e sono innocente, accusato di colpe che non ho fatto”, indirettamente facendo intuire che eventuali responsabilità, “ se ci sono”, andrebbero addebitati ad altri, “io posso camminare a testa alta, sono un ex militare che ama quella divisa”.

Insomma una difesa a tutto campo, stoppato dal legale che in questa fase preferisce non entrare nel merito dei fatti processuali. Una cosa però l’architetto Catalano l’aggiunge: “ dal giorno del mio arresto non ho più sentito nessuno, abbandonato da tutti. Anche da quando sono in libertà non ho sentito nessuno, neanche Tranchida e la sindaca Daniela Toscano” Non è dispiaciuto, dice di aver tagliato i rapporti con quel mondo. Nelle sue parole quasi un disprezzo, almeno per alcuni, ma ovviamente niente nomi. Almeno per adesso.                                                                             

                                                                          Aldo Virzì