OPERAZIONE SCRIGNO : IL MARKET DEI VOTI MAFIOSI

Ma la mafia trapanese, quella assai temuta, che aveva fatto dire nel corso di una conferenza stampa  all’allora capo della Procura palermitana Gian Carlo Caselli che a Trapani “c’è il nocciolo duro”, è ancora quella o si è trasformata in qualcosa altro?

Leggi le pagine del provvedimento di avviso di conclusione delle indagini preliminari della cosiddetta “operazione Scrigno” e a te vecchio cronista, quasi a riposo, che hai conosciuto ben altri momenti e ti sei formato su ben altri convincimenti qualche dubbio si pone. Forse sbagli, sia chiaro, ad avere dubbi,  ma hai il dovere civile, deontologico e professionale di esporlo pubblicamente.

In concreto: dalle 13 pagine, ma già dal provvedimento del Gip Piergiorgio Morosini, la mafia trapanese ti appare come un market elettorale. Non è, non sarebbe,  la mafia a scegliere gli appoggi secondo un suo disegno criminoso come è  stato nel tempo; una mafia che attraverso i suoi “eletti”, dalla cosca eterodiretti, ne riceveva il potere e garantito, per dirla con i sostituti procuratori della DDA di Palermo “ gli interessi del sodalizio mafioso”. Il market mafioso elettorale letto nelle pagine nel provvedimento dei magistrati palermitani dell’operazione “scrigno” era sempre aperto e faceva anche sconti, tu paghi duemila, tu cinquemila. Bastava andare a trovare i due fratelli Virga, Pietro e Francesco, i figli di Vincenzo Virga, oppure Francesco Orlando, certo tutti e tre con un pedigree mafioso di qualche consistenza, pagare poche migliaia di euro et voilà il risultato elettorale era assicurato. Almeno a parole. I fatti si sono dimostrati diversi. Con un’altra annotazione: il partito al quale dover portare i voti mafiosi non importava, poteva essere di sinistra, per esempio il PD, ma anche di centrodestra, o qualunquisti di centrodestra.

E’ il caso della Simona Mannina e del padre, ma anche del prof. Todaro, ma anche dello stesso ex deputato Paolo Ruggirello,  in questo caso  riguarda l’elezione comunale a Erice, i voti richiesti dovevano essere indirizzati al PD. La Mannina, anche grazie al traino del suocero Ingrasciotta, anche lui candidato, persona molto stimata, è riuscita a diventare consigliere comunale a Erice e contribuire, come lo stesso Todaro e anche Ruggirello, in percentuale piccola o grande lo diranno le ulteriori indagini, a far eleggere la Sindaca di Erice Dopo un anno Sindaca e Mannina litigarono pesantemente a proposito delle elezioni regionali e la Mannina si dimise dal partito, oggi fa l’oppositore. Anche suo padre Vito – che aveva chiesto al market della mafia i voti anche per la figlia Simona che non è indagata  –  si sarebbe  rivolto, a pagamento,  al sistema mafioso anche per se stesso, quale candidato del centrodestra alle elezioni  comunali di Trapani del 2017 ( quella annullate per “merito” di Fazio e C.  ndr), ma ha raccolto  pessimi risultati .

Nel centro destra sarebbe stata Ivana Inferrera ed il marito Antonino D’aguanno, personaggi insospettabili sino a ieri, a rivolgersi al market elettorale della mafia per far raggiungere alla Inferrera, candidata dell’UDC, il sospirato seggio di deputato a Sala D’Ercole. Il risultato anche qui è stato un clamoroso flop. Poi ci sono i due Manuguerra, Alessandro e Luigi, padre e figlio, anche loro si sarebbero rivolti al quel market. Alessandro era candidato al consiglio comunale di Erice, la madre Concetta Montalto candidata sindaco con una lista civica di destra. Avevano già un loro piccolo bacino di voti, come dimostrano le precedenti elezioni con la Montalto eletta consigliere comunale. Volevano forse fare il grande salto con i voti “mafiosi”, sono a malapena riusciti a far eleggere Alessandro al consiglio comunale della Vetta.

Tutti hanno pagato alla ricerca di voti che forse non sono arrivati, o in minima parte, con questi risultati. La mafia trapanese non ha più potere?

Poi c’è l’on. Paolo Ruggirello, è il personaggio politico principale di tutta l’operazione “Scrigno”. Non si può negare che da sempre, da quando è entrato in politica, si è portato dietro indiscrezioni e  mormorii per certe

sue amicizie o conoscenze con persone considerate vicini alla mafia o, in alcuni casi, appartenenti. Soprattutto ha scontato l’essere figlio di Giuseppe Ruggirello, fondatore della Banca Industriale, indagato, imputato, latitante per oltre un anno,  poi assolto. Un pezzo della storia di questa città lo riguarda; anche su di lui i mormorii sono stati tanti, accompagnandolo sino alla morte naturale. Mormorii che hanno accompagnato il figlio Paolo, fino a ieri  nessun provvedimento ufficiale che lo riguardasse. Con “Scrigno” si sarebbe dipanato il velo sui tanti anni che Paolo Ruggirello ha passato a svolgere un ruolo di primo piano nella politica trapanese. Per ben tre legislature è stato eletto deputato all’assemblea regionale siciliana,  sempre con buone affermazioni elettorali, transitato in più partiti di centro destra, uno di sua  fondazione   (art.4), durato poco tempo. Più recentemente approdato nel PD. Con questo partito si candida ancora una volta alle regionali (2017) ma non viene eletto, si ricandida al Senato( 2018) ed è un nuovo flop elettorale. Non si conoscono i precedenti sistemi che hanno portato alla sua elezione, si conoscono bene con l’operazione “Scrigno” quelli del 2017 e del 2018: Ruggirello, che forse si sarebbe visto in difficoltà, anche con la collaborazione del fido amico prof. Todaro, si sarebbe rivolto al market della mafia ovviamente promettendo e anticipando cifre più consistenti. Ci sarebbe addirittura un “dichiarante”, da non confonderebbe con un collaboratore di giustizia, a confermare la dazione di una prima trance di 20mila euro con la promessa di altri 30mila euro .

Scrivono i magistrati:” Ruggirello «destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti di detta associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, a cui metteva a disposizione – per il tramite di singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi ed ai quali si rivolgeva anche per questioni personali – l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana». Potere che sarebbe consistito, da quel che si legge negli atti, nell’aver promesso posti di lavoro in enti pubblici per figli di esponenti mafiosi. Ma, e questo è sicuramente l’ipotesi di reato più consistente, nell’essersi rivolto ad esponenti mafiosi alla ricerca di  nomi di possibili candidati da inserire nelle sue liste quando aveva un suo partito e ancora prima.

Questo, visto da un vecchio cronista, il quadro dell’operazione “scrigno” sul versante politico, poi c’è l’altra parte, quella che riguarda la mafia a Favignana e non soltanto. Ne scriveremo. Bisogna sempre essere rispettosi del lavoro dei magistrati che vanno sempre ringraziati per il lavoro che fanno a rischio della loro vita, ma non si accetta tutto acriticamente, si deve essere coscienti che l’accettazione acritica potrebbe fare anche un grosso danno alla loro meritoria opera.

                                                                                                               ALDO VIRZI’