MESSINA DENARO SI MUOVEVA IN TRENO PARTENDO DA TRAPANI

Chi l’ha visto? Già, prendendo a prestito la vecchia e cara rubrica della rete tre della Rai, chi ha visto Messina Denaro? L’hanno visto in tanti, le decine di persone che ogni giorno prendono il treno che da Trapani va a Castelvetrano, passando per Campobello; ma anche, che da Castelvetrano arriva a Trapani, stesso percorso. Decine di persone che magari si sono intrattenute affabilmente con quel signore scambiando battute su politica e sport per ammazzare il tempo di un viaggio di pochi chilometri ma che ci mette tempi assurdi.

E’ questa la sconcertante notizia, la principale, che arriva dall’indagine che carabinieri del comando provinciale di Trapani e guardia di finanza del nucleo di polizia economico-finanziario di Palermo, tutti coordinati dai sostituti procuratori palermitani Dessì, De Leo e Padova, hanno condotto e che si è conclusa oggi con l’arresto di tre personaggi della nostra provincia ma residenti al nord, tutti con un pedigree penale piuttosto notevole.

Andiamo per ordine seguendo le notizie che arrivano dall’operazione “Eden3 – Pequeno”, di fatto una continuazione delle operazioni “Eden1” che nel dicembre del 2013 portò all’arresto di 28 persone e di “Eden2” che l’anno dopo portò ad altri 19 arresti, tutti un unico obbiettivo: togliere l’acqua nella quale si abbeverava Messina Denaro. La sua fitta rete di collaborazioni. L’indagine conclusa ieri con l’arresto di tre soggetti segue lo stesso filone e aggiunge la scoperta di un ingente traffico di droga ( hashish) che si muoveva lungo la tratta Marocco – Spagna – Italia, con ramificazioni nel nostro Paese, soprattutto in Sicilia e in Lombardia, principale luogo di spaccio. Un’indagine che nel tempo ha permesso di sequestrare ingenti partite di  droga, per esempio a Carate Brianza sono stati sequestrati 240 chilogrammi di hashish per una valore di oltre 400mila euro. Ma in precedenza, in altre operazioni apparentemente slegate l’una dall’altra, sono state sequestrati centinaia di chili di droga. Con l’indagine appena conclusa di fatto le diverse operazioni sono state unificate in un unico segmento che porta alle attività, come è scritto nel comunicato stampa, “facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante Matteo Messina Denaro”.

Tre i personaggi arrestati. Il più noto alle cronache è sicuramente Antonio Messina, 73 anni, originario di Campobello di Mazara, ma da tempo trasferitosi a Bologna. Messina, avvocato espulso da tempo dall’ordine, proprio per le sue precedenti vicende giudiziarie che l’hanno visto coinvolto a pieno titolo “in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra”, è noto anche per la sua appartenenza alla massoneria che a Campobello è molto presente. A Messina, causa l’età, sono stati concessi gli arresti domiciliari. In carcere sono invece finiti Nicolo Mistretta di 63 anni e Giacomo Tamburello di 69 anni, personaggi già noti agli inquirenti per le loro vicende giudiziarie legati a indagini sulle cosche, in particolare a quella di Campobello. Messina aveva anche il ruolo di dirimere i vari scontri di interesse che si verificavano all’interno delle cosche, è stato proprio nel corso di una di queste riunioni che venne intercettato dagli inquirenti  un dialogo che accennava a Messina Denaro e alla sua presenza a Trapani, alla stazione ferroviaria, dove era solito farsi accompagnare da un suo “gregario”, per poi salire sul treno come il più normale dei passeggeri per tornare, forse, a trovare parenti e “amici” nella sua Castelvetrano.

                                                                         Aldo Virzì