Editoriale: “Le Sardine“

Chi sperava, anzi era certo, nel flop della riunione delle “sardine” a Trapani è rimasto deluso e ha dovuto riporre nel cassetto i lazzi e i grevi commenti che era pronto a scaricare attraverso comunicati stampa, interventi sui social etc. Non ha potuto, nevoluto, fermare i cosiddetti “leoni della tastiera” che durante le riprese in diretta della manifestazione hanno vomitato la loro bile con il solito, rituale,copione fatto di insulti. Potrebbero essere gli stessi squallidi personaggi che nell’anonimato, simbolo dei vigliacchi, hanno lasciato le loro “impronte” a commento della notizia di questo giornale sulla protesta degli immigrati, augurandosi la loro morte nell’incendio. Purtroppo, era già successo nel dicembre del 1999, come giustamente ricorda il collega Marco Rizzo. Ma a questi squallidi personaggi piace augurare la morte degli innocenti, le loro ideologie probabilmente si rifanno a quelle dei campi di sterminio nazifascisti.

Torniamo alle “sardine”: la realtà è che c’è una parte, non sappiamo quanto grande, di questa cittàche reagisce al soporifero tran tran della “anormalità” scambiata per normalità. Non è un caso che da tempo Trapani viene descritta come la città del “muro di gomma”. Lo è ancora oggi, ma sabato sera qualcuno, quattrocento, forse cinquecento (in questura direbbero duecento ndr) hanno sfidato il freddo, i riti del sabato sera, per rimanere inchiodati ad ascoltare il rappresentante dell’ANPI parlare di antifascismo, giovani sconosciuti leggere articoli della nostra costituzione, parlare di immigrazione da accogliere, di richiesta alla politica, a qualcuno in particolare, di adoperare un linguaggiosenza insulti. Insomma i temi cari alle sardine, da Bologna sino a Trapani.

I tanti scettici che pontificano nel Paese si pongono il problema di cosa avverrà dopo queste manifestazioni, anche a Trapani. Credo non lo sappiano gli stessi partecipanti. Sabato sera hanno solo voluto stare insieme, credere che un’altra idea di politica sia possibile, che, come recita il loro slogan: “Trapani non si lega”. Nell’apatia di questa città è un clamoroso successo.

                                                                     Aldo Virzì