ITALIA NOSTRA CONTRO L’ECOMOSTRO DI SAN VITO LO CAPO

L’ipotesi  primaria dell’eco mostro che la società “Marina Bay” voleva costruire a San Vito Lo Capo sembra scongiurata, ma l’attenzione di Italia Nostra rimane vigile, anche perché si parla insistentemente di un progetto che, per quanto ridimensionato, potrebbe risultare dannoso “con l’abbaglio di grandi investimenti, sacrificando la bellezza del territorio sull’altare della speculazione edilizia”.

Mossi da questa preoccupazione i dirigenti di Trapani della benemerita associazione “Italia Nostra” hanno voluto incontrare il Sindaco di San Vito Giuseppe Peraino per “acquisire direttamente le informazioni sul progetto per la realizzazione del porto turistico”. Intanto la conferma che il progetto primario di Marina Bay – che prevedeva l’allungamento delle banchine, “ma soprattutto l’assurda cementificazione di oltre 110mila metriquadri di fascia costiera e di spiaggia per la costruzione di <hotel a quattro piani di 90 posti letto, piscina, passeggiata sul lungomare, decine di appartamenti, villette, negozi, centri di benessere, parcheggi sotterranei>”, insomma un ecomostro che avrebbe ulteriormente e definitivamente snaturato totalmente la bellezza tipica dell’ex villaggio di pescatori – è stato ritirato. Questo anche per la sollevazione degli abitanti della cittadina, ma che ha avuto eco in tutta Italia.

Pericolo cessato? non definitivamente. Sembra infatti che la “Marina Bay srl” non si sia arresa e stia procedendo ad una riprogettazione che, temono i responsabili dell’associazione, per quanto ridimensionato, non scongiuri il pericolo della nascita dell’eco mostro. Il Sindaco “ ha tenuto ad assicurare che anche la posizione dell’amministrazione è quella di anteporre la compatibilità ambientale delle proposte produttive alla mera speculazione”, aggiungendo che qualsiasi proposta, da qualunque parte provenga, che abbia gli stessi fini, sarà portata all’attenzione dei suoi concittadini e delle associazioni “per una verifica e condivisione, prima che possa essere deliberata l’approvazione”.

Può bastare? Italia Nostra teme di no, continua a vigilare, soprattutto teme che chi porta avanti interessi speculativi si “rifugi” nella legge Burlando che è del 1997, che semplifica le procedure, e che aveva il fine della costruzione dei piccoli porticcioli turistici; non di tutta quella parte (gli ecomostri) che l’accompagna e che è il danno principale all’ecosistema. Per questi motivi vogliono portare all’attenzione regionale  e nazionale della loro associazione la necessità di una revisione della legge Burlando. Lo faranno già alla fine di questo mese nel corso della riunione del loro consiglio regionale.

 Aldo Virzì