LA “GIORNATA DELLA MEMORIA” NELLE NOTE DEI MUSICISTI EBREI PERSEGUITATI

Una celebrazione della “giornata della memoria” molto diversa: nessuna parata di autorità, ma spazio alla musica, anche questa particolare, e poi il ricordo di ieri, ma trasferito ad oggi e al domani affidato a chi l’oggi lo vive intensamente.

A organizzare la giornata la dirigente dell’Istituto Alberghiero Pina Mandina, con la collaborazione dell’amministrazione comunale ericina. Alla dirigente non piace la cosiddetta normalità, soprattutto crede in quello che sta facendo, crede che i suoi alunni debbono conoscere cosa si muove oltre le mura della scuola, cosa è stato l’olocausto. Anche attraverso la musica, una musica “speciale”: quella che i prigionieri dei nazifascisti componevano nei campi di concentramento. Musica struggente che due artisti trapanesi, il “Duo Elimo”, il violinista Giovanni Cardillo e il pianista Francesco Buffa, stanno portando in giro per l’Europa con un preciso intento sociale/culturale: fare memoria e far conoscere attraverso le note cosa è stata la shoa. Nel teatro Gebel Hamed quelle note ascoltate nel silenzio totale hanno sicuramente lasciato il segno nella mente, ma anche nei sentimenti degli studenti, dei loro insegnanti e degli altri presenti. Quelle note tristi, non solo quelle, risuonavano nel campo di concentramento, “affascinavano” anche i nazisti, quelle stesse “belve”, come sono state definite nel dibattito, che in alcuni casi accompagnavano i loro autori ed esecutori nei forni crematori. Il “Duo Elimo, per la cronaca, ha suonato musiche di Guido Alberto, Alberto Gentili e Vittorio Rieti, tutti ebrei,l’intera famiglia di quest’ultimo è finita nei forni crematori.

La musica può raccontare cosa è stato lo sterminio che in Italia e nel mondo si celebra ogni 27 di gennaio, ricorrenza, come è noto, legata all’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz e la scoperta degli orrori. Che non hanno riguardato solo quel lager ma i tanti che il nazismo aveva costruito in Europa e che i fascisti avevano costruito in Italia. Li ha ricordati il presidente provinciale dell’ANPI, associazione nazionale partigiani d’Italia, presente all’incontro; anzitutto la Risiera di San Saba, a Trieste, dove era un forno crematorio, dove finirono cinquemila italiani, poi Fossoli, Bolzano, Borgo San Dalmazzo, Grosseto. Ma nei lager Polacchi, Tedeschi e italiani, finirono anche siciliani e trapanesi in particolare, sempre il Presidente ANPI ha voluto leggere i loro nomi con un preciso scopo: “non è vero che quella storia non ci appartiene”. Così come ci appartiene la storia dei militari italiani, gli IMI ( Internati Militari Italiani) oltre seicentomila, tanti siciliani e trapanesi, che rifiutarono dopo l’8 settembre del 1943 di combattere contro i partigiani. Finirono nei campi di concentramento, in molti furono assassinati o morti per gli stenti. Tutto questo bisogna sempre ricordare, ma sapere anche che ci sono alcune centinaia di migliaia di italiani negazionisti, che negano la realtà.

La memoria di ieri, ma anche quella di oggi, il razzismo, antisionismo, la caccia al diverso, la violenza, esiste ancora oggi. Dalla preside Mandina parole splendide di richiamo all’oggi, alla cruda e triste realtà che vede, per esempio, la senatrice Liliana Segre costretta a 89 anni a vivere con la scorta, presa a insulti e minacce perché racconta quello che ha visto e vissuto all’interno dei campi di sterminio.

Aldo Virzì