IL DEPUTATO FAUSTO RACITI VUOL SAPERE COSA SUCCEDE NEI CENTRI PER GLI IMMIGRATI

Che succede dentro i CPR, Centri di permanenza per il rimpatrio, dove sono rinchiusi gli immigrati, e in particolare al CPR di Trapani? Se lo chiede allarmato, con una interrogazione diretta al ministro degli interni, il deputato del PD Fausto Raciti dopo aver visitato nei giorni scorsi il centro di contrada Milo.

Il deputato, che è stato anche segretario regionale del suo partito, parte dalle notizie di cronaca dei primi giorni di quest’anno che hanno riguardato i CPR di Caltanissetta e di Gradisca d’Isonzo in provincia di Gorizia. Nel primo caso “Aymen, un giovane migrante, è morto per cause da accertare” ma che, secondo un’associazione, “stesse male da giorni senza aver ricevuto le cure adeguate”. All’ospedale di Gorizia è morto un migrante giorgiano che era ospite del CPR di Gradisca; ci sono precise accuse da parte di una Associazione umanitaria e le testimonianze di altri ospiti del CPR secondo le quali “la morte sarebbe avvenuta per un sopraggiunto malore a seguito delle percosse violente ricevute giorni prima dagli agenti della Polizia di Stato”. Poi c’è il CPR di Trapani dove l’on. Raciti si è recato in visita ispettiva la scorsa settimana, “richiamato” da quanto era accaduto nel CPR con le manifestazioni di protesta dei migranti,anche dando fuoco ai materassi. Dice Raciti: “ dai colloqui con i migranti emergeva una scarsa informazione sulla loro condizione e sui loro diritti, la difficoltà di mettersi in contatto con gli stessi avvocati e le condizioni di vita particolarmente disagiate in una struttura con diversi settori da ristrutturare. Tuttavia, scrive ancora Raciti, anche a Trapani i migranti riferivano di percosse da parte degli agenti di polizia che seppure non accertate, alla luce dei casi verificatesi in altri centri vanno comunque approfondite e anche di problemi di salute rispetto ai quali non vi era un pronto intervento”.

Il deputato tiene a precisare di escludere “ che le condizioni di disagio  debbano essere addebitate al personale ma alla normativa” e cita i casi di riduzione delle ore di presenza degli assistenti sociali dell’operatore legale, dei mediatori, ma anche dalla ”mancanza di protocolli d’intesa con le associazioni umanitarie come Croce Rossa e UNCHR ( che è un organismo dell’ONU) che all’interno degli Hotspot fornivano un’importante supporto agli stessi operatori”.

La conclusione di Raciti è un invito al ministro di mandare  gli ispettori e di prendere i necessari provvedimenti per evitare il ripetersi di queste situazioni, non solo a Trapani.

                                                                                    Aldo Virzì