UN SABATO ALL’INSEGNA DEL SANO CIVISMO

Si può ancora sperare. In questa città che sembra appassionata solo al traguardo dell’europeade o sapere se ci daranno il premio di “città della cultura”alla stessa stregua della finale di un campionato sportivo, c’è ancora una pattuglia di cittadini che osa definirsi e operare da società civile.

Questa piccola pattuglia si è data appuntamento la sera di sabato in pieno centro, chiamata a raccolta dalle “sardine” ma anche da “Amnesty international”, per due diversi appuntamenti che si sono svolti in luoghi distanti l’uno dall’altro cinquanta metri. Il primo appuntamento alla “loggia”, davanti l’ingresso di Palazzo Senatorio, sede del consiglio comunale, al richiamo delle ”sardine” hanno risposto forse un centinaio di giovani e meno giovani; si doveva concludere il “tour delle sardine siciliane” in contemporanea in tutti i capoluoghi di provincia con lo srotolamento di enormi lenzuoli contenenti le loro parole d’ordine,che sono di civiltà. Tutto questo accompagnato dalla lettura di poesie di Primo Levi, di  Bertold Brecht, ma anche di Quasimodo e Leopardi. Non è mancato, da bella tradizione, il canto corale di Bella Ciao.

Un’ora più tardi nella vicina Piazzetta Saturno, un’altra piccola folla, alcuni venuti dalla manifestazione delle sardine. Si sono dati appuntamento, così come è accaduto in contemporanea in centinaia di comuni in tutta Italia,raccogliendo l’invito di Amnesty International, per ricordare Giulio Regeni il ricercatore italiano ucciso in Egitto per il quale non solo i genitori, ma l’italia civile, chiede giustizia. Non ci sono stati discorsi, solo una candela da tenere accesa, ma non sono bastate per tutti, gli stessi organizzatori si aspettavano minori presenze. Alle 19,41, l’ora nella quale Giulio Regeni ha mandato il suo ultimo messaggio alla famiglia, alla fiaccolata si è aggiunto un silenzio totale durato ben oltre il minuto.

Tutto qui. Certo, sembra poco, ma quelle due manifestazioni avevano anche ravvivato luoghi che sono ritornati deserti nel silenzio di una città distratta.

Aldo Virzì