BADIA GRANDE ALL’ATTENZIONE DI PREFETTO E SINDACATI

Toni piuttosto accesi, non poteva essere diversamente, oggi tra sindacati da una parte e dall’altra parte il dott. Antonio Manca amministratore di Badia Grande, l’associazione che gestisce quello che alcuni chiamano genericamente il “bussiness” degli migranti; purtroppo senza fare distinzioni che, nel caso specifico di Badia Grande, stando alle denunzie, potrebbe sembrare appropriato.

L’incontro, piuttosto atteso, si è svolto in Prefettura, condotto personalmente dal Prefetto Ricciardi che nell’incontro ha messo tutta la sua esperienza di anni di direzione a livello centrale del delicato settore dell’immigrazione. A Trapani il problema, per qualcuno lo scandalo, finito anche sul tavolo dei magistrati, riguarda l’operato dell’amministratore di Badia Grande e del suo gruppo dirigente. Al tavolo erano presenti anche i due lavoratori che con le loro denunzie avevano portato all’esterno un sistema che tutti conoscevano, ma sovrastato da un enorme “tappo”.

In quel tavolo il Prefetto Ricciardi ha voluto anche la presenza del direttore dell’ufficio provinciale del lavoro a testimoniare la gravità della situazione. Si doveva discutere dell’abuso della mobilità per i lavoratori “indisciplinati”, di una serie di provvedimenti disciplinari sempre contestati dai lavoratori e dalle loro organizzazioni sindacali, delle ferie forzate, della saga dei permessi, del TFR che ai lavoratori è stato negato. Al tavolo prefettizio si è aggiunto il problema dei 39 lavoratori che prestano servizio a Milo e che nei giorni scorsi è stato chiuso a seguito degli incendi causati dalla protesta dei migranti che sono stati trasferiti in più centri in Italia. Per i lavoratori è stato avanzato lo spettro del licenziamento collettivo.

Sotto accusa, ovviamente, l’amministratore di Badia Grande, il dott. Antonio Manca che, come afferma uno dei presenti, “ha saputo solo balbettare” in risposta alle numerose contestazioni che gli venivano mosse. Usando una tecnica che è nota anche a qualche amministratore pubblico, ha “scaricato” ogni responsabilità al suo staff, dall’avvocato (che pure era presente alla riunione ndr) ai responsabili del settore amministrativo. Ha dato una sua personale interpretazione a una sentenza del tribunale che lo vedeva soccombente per rivoltarla completamente; purtroppo per lui uno dei presenti quella sentenza l’aveva portata esibendola. La smentita è arrivata  dallo stesso Prefetto, il quale, si racconta, ad un certo punto ha rischiato di perdere la pazienza quando a proposito dei mancati pagamenti degli emolumenti ai lavoratori, Manca ha addossato la responsabilità ai ritardi della Prefettura nell’emissione dei contributi dello stato. Il Prefetto lo ha, anche in questo caso, sonoramente smentito aiutandosi con date e cifre dei provvedimenti emessi, aggiungendo che in qualche occasione la prefettura ha pagato senza aspettare la dovuta rendicontazione.

Toni aspri, accuse pesanti nei confronti della gestione Manca, alcune delle quali finiti in una denunzia in Procura che, come ha fatto intendere lo stesso Prefetto, non potevano essere discusse in quel tavolo, ma di competenza di altri organi.

Manca, a conclusione della riunione avrebbe promesso di ritirare tutti i provvedimenti disciplinari, rifare i conteggi su permessi e ferie, restituendo il TFR e pagando subito una mensilità. Questa la promessa che vale anche per la questione dei 39 lavoratori di Milo per i quali i sindacati chiedono il ritiro del provvedimento di inizio della procedura di licenziamento collettivo. Di tutto questo si continuerà a parlare il giorno 18 nell’incontro già fissato: in quella data i sindacati, che continuano a dichiararsi “non soddisfatti” delle risposte avute, vorranno sapere se alle promesse sarebbe stato dato un seguito; questo anche sui licenziamenti. Un altro appuntamento è già stato fissato per il 28. In conclusione entro la fine del mese dovrebbe aversi la conclusione della vertenza sindacal/amministrativa, in caso contrario su Badia Grande si apriranno altri scenari che rischiano di aggiungersi a quelli possibili del palazzo di giustizia.

Aldo Virzì