L’INTERVISTA AL SINDACO TRANCHIDA: l’ Assesore Dario Safina scrive al Direttore

Caro Aldo,

in una delle nostre consuete chiacchierate, che spero continuino ancora per lungo tempo, nonostante spesso non ci si trovi d’accordo, mi hai chiesto cosa pensassi dell’intervista del Sindaco al giornale online Trapanisi e dopo qualche istante mi hai chiesto se avevo voglia di replicare al tuo pezzo per iscritto.

Ebbene, non mi sottraggo, anche perché so che potrebbe nascere un interessante dibattito in un momento serissimo in cui occorre rappresentare chiaramente le proprie posizioni avendo purtuttavia finalità comuni.

Innanzitutto, ritengo poco felice l’incipit: <<mi autodenuncio>> e non solo per il fatto che Tu non abbia commesso alcun reato (le edicole sono aperte, ergo si può uscire per comprare il giornale, magari approfittando per assolvere anche a funzioni essenziali) ma soprattutto perché – in questo modo – si innescano confusioni e si rischia di banalizzare l’argomento.

E, per non banalizzare – pur essendo certo che non fosse tua intenzione farlo – non userò le argomentazioni che hanno portato alle tue considerazioni scaturite dal video del Sindaco, ma userò parole mie nel descrivere quello che abbiamo vissuto fino ad ora.

Partirò da una confessione: diverse settimane fa ho sottovalutato il problema, prendendo – talvolta – in giro quanti erano altamente preoccupati. Chiedo Scusa.

Il rischio è serissimo e richiede prese di posizione dure, decisioni senza tentennamenti, il coraggio di mettere in discussione il nostro stile di vita ed il conseguente tenore.

Orbene, l’Amministrazione di cui – ancor più in questo momento di difficoltà mi onoro di fare parte – sentendo tutto il peso del Servizio che ricopro, ha mostrato estrema lucidità nell’assumere decisioni non semplici, che riguardano l’intera comunità ed interessi concreti fondamentali.

Alcune decisioni hanno – addirittura – anticipato quelle del governo nazionale e regionale.

Prenderle non è stato facile, il dibattito tra noi è stato serrato, proprio perché le scelte incidevano sulla vita di migliaia di cittadini e imprese.

Ma tant’è!

Le abbiamo prese e non ci siamo né scomposti né irritati dinnanzi alle critiche di alcuni.

Abbiamo intrapreso una strada e la perseguiremo fino alla fine, convinti di fare il bene della comunità e lo faremo con tutti i toni e gli atteggiamenti che possano far comprendere la gravità della situazione .

Questa è la vera notizia, non quella di un Sindaco che dopo aver chiesto i sacrifici dei cittadini e di decine di lavoratori (ti ruberò altro spazio), per stigmatizzare l’idiozia di alcuni, cerca di consigliare condotte più rigide, onde salvaguardare la vita delle persone. Il peso delle preoccupazioni di chi amministra un Ente, caro Amico, possono cogliersi non solo nella stanchezza dei gesti, ma soprattutto nella durezza delle parole che – nel caso specifico – hanno un alto valore.

Come tanti di noi, non vedo i miei genitori, i miei parenti ed i miei amici più cari da diversi giorni. Già una settimana fa, il Sindaco ha posto in quarantena preventiva una parte della giunta per preservarne la sua funzionalità e questo è costato fatica sia a chi l’ha dovuto decidere sia a chi è stato posto allo smart working…e non è stato più tenero nei confronti degli uomini e delle donne della propria giunta.

E’ giusto che sia così. Ho incontrato per il mio lavoro e per il ruolo che rivesto molte decine di persone a me sconosciute.

Ammesso che possa decidere di rischiare per assolvere alle mie funzioni, non posso certamente pregiudicare la vita degli altri.

Ed ora consentimi di parlare dei dipendenti del Comune di Trapani, essendo anche Assessore al Personale (non parlo dei lavoratori del comparto sanitario, della sicurezza, dei farmacisti etc…, avendolo già fatto commentatori e politici certamente più autorevoli del sottoscritto, ovviamente mi associo loro).

In queste settimane a ciascun dipendente, sia esso dirigente o impiegato, è stato chiesto un surplus di responsabilità; è stato chiesto loro di lavorare nonostante il nemico invisibile alle porte.

Nessuno si è tirato indietro, la macchina comunale ha continuato a girare ai ritmi ordinari.

Posso tranquillamente rassegnare che dopo l’introduzione dello smart working (tra i primi in assoluto, abbiamo fatto il regolamento in una notte e lo stesso giorno abbiamo avviato i primi progetti) alcuni dipendenti, i più a rischio, non volevano andar via. Li ho quasi costretti e sono orgoglioso di averlo fatto.

Queste constatazioni non devono farci ritenere soddisfatti e non dobbiamo abbassare la guardia, così da cercare di applicare sempre i più adeguati presidi a tutela dei nostri dipendenti, che sono i primi ed imprescindibili servitori della comunità.

Per questa ragione, per tutelare la vita di quanti non possono scegliere di rimanere a casa, ti invito a riflettere e a riconsiderare la durezza delle parole usate. I video che esaltano la bellezza dei nostri luoghi e l’eleganza dei modi che invitano al rispetto delle regole assolvono allo stesso ruolo del buon padre di famiglia che – tuttavia a volte – ha bisogno di “alzare i toni” con i propri figli per far comprendere la gravità.

Non c’è populismo nelle nostre prese di posizione ma solo la consapevolezza che – per il compito affidatoci dai cittadini – talvolta e necessario essere più realisti del Re.

Con affetto e stima  – rimani a casa

Dario