TRAPANI, IL CAPITALE CHE MANCA… di Gianluca Fiusco

Procida l’ha spuntata e Trapani, pur arrivando in finale, non è riuscita ad aggiudicarsi la nomina a Capitale italiana della Cultura 2022. Attorno a questo obiettivo, mancato, molte persone si sono spese e, va detto senza remore, non poche hanno dato, molto, il massimo che potevamo alle condizioni date.

Non sono tra coloro che ritengono l’impegno profuso inutile o, peggio, speso male. Penso che le energie messe in campo, le intelligenze e le idee abbiano testimoniato una certa capacità di osare. Tuttavia non mi iscrivo al partito dei buoni sentimenti: facili quando la tensione accumulata si imbatte nella delusione.
Il gruppo messo insieme per la candidatura della città di Trapani ha diverse madri ma non un padre. Giacomino settebellezze non ha mai veramente creduto in uno slancio di solidarietà per Trapani che non passasse per il suo accreditamento politico orfano di riferimenti oltre i rutilanti confini della provincia.
Il merito del lavoro va certamente a due persone: da un lato Ignazia Bartholini e, dall’altro, Rosalia D’Alì. La prima ha tessuto mediazioni tra le idee delle persone, facendo leva sulla stima di cui gode come donna e come intellettuale e vincendo non poche ritrosie; la seconda poteva contare su un certo pragmatismo strategico che le ha consentito di posizionarsi in un ruolo sempre centrale nella città di Trapani, tanto in politica quanto nella società, oltre ad un solido portfolio di conoscenze. Il resto, soprattutto sul versante dell’Amministrazione Comunale, è rimasto assente capendoci poco o nulla. Per certi versi fortunatamente. Ve l’immaginate voi alcuni assessori assenti a loro stessi a discettare di cultura e sviluppo culturale? Al primo “localitè” sarebbero svenuti a piè pari.

Ciononostante, e dovremmo poterlo dire, la delusione per la speranza di una nomina così importante non può renderci miopi, né, tantomeno, stupidi. Procida ha proposto un modello che vede nella cultura il centro della felicità, si esatto della felicità sociale, condivisa, che supera le differenze, che costruisce ponti, che – appunto – “non isola”. Che non fa di se stessa l’ombelico del mondo ma offre una idea di mondo che anche in un’isola si può costruire.

Il dossier del Comune campano era semplice, leggibile, comprensibile e, soprattutto, ha giocato su un paradosso che, in questo tempo, sembrava un azzardo: aprire l’isola senza inglobare nell’isola e quindi isolare.
Del resto l’impegno a redigere la partecipazione di Procida è stato curato da Agostino Riitano, uno che di capitali della cultura si intende, avendo portato a casa quella di Matera nel 2019.

Insomma, se la forma è anche sostanza, su questo, Trapani non è risultata efficace e, talvolta, persino intellegibile. Certo, ai nostri occhi tutto avrà potuto esaltarci: spot, slogan, linguaggio, etc… Ma siccome eravamo chiamati a parlare ad altri e altre, è opportuno chiederci se abbiamo colto nel segno.

Non ha neppure convinto, temo, il piano a 24 (comuni) che ha depistato l’interesse: la collaborazione territoriale, si sa, è un corollario ma la nomina riguarda una città. Per Procida, ad esempio, altre Istituzioni campane, in autonomia, hanno lavorato per sostenerne la candidatura: si pensi, a titolo d’esempio, alla Regione o al Giffoni Film Festival.
Che Trapani non fosse pronta, del resto, si è capito il secondo successivo l’ufficializzazione della nomina di Procida, quando autorevoli esponenti dell’intellighenzia locale, adombravano complotti, favori politici, debolezza del dossier di Procida, oltre al classico “figli e figliastri”.
Ora, non so quanti e quante di questi autorevoli analfabeti funzionali hanno letto non solo il dossier Trapani o Procida, ma ognuno dei dossier delle altre otto città finaliste. Ogni dossier, a suo modo, proponeva una visione di futuro che transitasse per l’impegno culturale: una visione anche e soprattutto frutto di consapevolezza politica.Infatti è proprio sulla politica che Trapani, a mio parere ma potrei sbagliare, ha manifestato tutta la propria debolezza. Una debolezza antica che testimonia la difficoltà con cui l’Amministrazione locale riesce ad accreditarsi ai tavoli che “contano”. Non è questione di mera appartenenza, che peraltro il primo cittadino a fasi alterne rinnega, ma della politica come luogo di incontro, di convergenza, il sale del dibattito pubblico, fermento per lo sviluppo culturale dei territori.

E si raccoglie quel che si semina. Non c’è dubbio. Una città, Trapani, dove il dibattito pubblico è sterilizzato dall’assenza di contraddittorio, grazie anche al livello di parte dell’informazione locale non sempre capace di difendere il proprio ruolo pedagogico anzi spesso consegnandosi a quello più conveniente del megafono o della cassa di risonanza.

Senza il lievito del confronto nel dibattito pubblico, di luoghi che sono prima di ogni cosa spazi per l’elaborazione e la condivisione di idee, la capacità di partecipazione civile e politica è azzoppata per non dire cloroformizzata.
Può sembrare paradossale ma aver trasformato Palazzo D’Alì in una sorta di corte dei miracoli dove si asserraglia la prima linea del cerchio magico tranchidiano, temo abbia tenuto fuori la politica e permesso di entrare solo alla tattica. Insomma non è bastato dire “siamo finalisti” o “città del folklore” per costruire cultura e renderla centrale ed elemento propulsore nello sviluppo della città.

E tuttavia questa occasione sarà veramente perduta se non insegnerà nulla e se non si avrà l’umiltà di comprendere che prima di competere per la capitale della cultura abbiamo necessità di far diventare la cultura il capitale che unisce questa città.

Gianluca Fiusco

Fiusco come sempre fa delle analisi che non si possono non condividere. Personalmente su questa “gara” non ho scritto nulla, mi sono volutamente astenuto, da trapanese ho sperato, ma solo sperato, in un miracolo. Che non è arrivato. Ha vinto Procida, una piccola isola, con una popolazione doppia delle nostre Egadi, ho visto che qualcuno proprio dalle Egadi ci ha tenuto a dire che in fondo era anche una sua vittoria, delle isole minori. Giusto. Inviterei però qualcuno che adesso vive nelle Egadi, ma non solo lui, qualcuno con lo stesso incarico anche a Trapani, a vedere cosa ha detto il Sindaco di Procida nelle sue prime parole di presentazione dell’isola, grande meta turistica. Le ricordo io: “Il percorso di partecipazione che abbiamo attivato negli ultimi mesi ha fortificato le politiche dell’amministrazione che già stava puntando su argomenti forti come l’inclusione. Noi siamo la prima piccola isola d’Italia che ha attivato un progetto SPRAR per l’accoglienza di migranti”. Stupende parole e impegni del prima e dopo gara. A Favignana si parlava di portare un’intera popolazione a Roma a protestare davanti al Ministero dell’interno se migranti venivano portati nell’isola. A Trapani si conquistavano le prime pagine dei giornali populisti e xenofobi, per la minaccia di non fare attraccare le navi. Ecco, anche per questo, a mio avviso, ha vinto Procida.

( Aldo Virzì)

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