Dario Safina si “ribella”: per la mia storia politica al referendum voto NO

“…..nonostante alle Camere i gruppi parlamentari abbiano già votato a favore del taglio degli eletti, al Referendum confermativo voterò ed inviterò a votare <<No>>”. E ‘ la conclusione di una lunga nota che sta tra lo sfogo e la valutazione politica, di Dario Safina, dirigente del PD, assessore al comune di Trapani che molti considerano il vero braccio destro del Sindaco Tranchida. Per il suo contenuto facciamo la scelta di pubblicarlo integralmente, permettendoci alla fine qualche considerazione.

Della mia esperienza politica ricordo tutto, ogni passaggio, ogni istante. Nulla è andato perso e ogni cosa  mi è servita per maturare come uomo, professionista e dirigente politico. Uno dei momenti di maggior impegno ed in qualche modo travaglio è certamente stato il 2007, l’anno di fondazione del Partito Democratico. Ero segretario Provinciale del  Democratici di Sinistra e partecipai alla cancellazione di un simbolo, per portarne la storia, le trazioni e le aspirazioni di cambiamento in una casa più grande, il Partito Democratico, appunto.

Rammento che le discussioni che animavano quei momenti partivano dalla considerazione che la sinistra – da sola – non avrebbe potuto assicurare quei mutamenti nei rapporti economici e sociali, necessari ad uno sviluppo equo e solidale del Paese e dell’Europa.

Da ciò la necessita di amalgamare le culture cattoliche democratiche, socialiste, laico repubblicane e della sinistra riformista in un grande Partito che sapesse cogliere i complessi bisogni del Paese, mettendoli a sistema, ridisegnando un nuovo e moderno concetto di solidarietà. Qualcuno più di recente e certamente più autorevole di me ha scritto *di* una nuova via del socialismo. 

Tutto ciò, ovviamente, necessitava e *ancora* necessita della costruzione di un nuovo rapporto con la società, della creazione di un nuovo clima di fiducia tra le classi dirigenti ed i cittadini (invito a rileggere il dibattito sulle _*elìte_* della scorsa estate sul *La Repubblica* , ma non solo). Ebbene, in questo campo, purtroppo ho constatato come il PD, seppure ha governato più che dignitosamente (le riforme sui diritti civili, alcuni interventi in materia economica etc) – per ricostruire un rapporto con la società non si è affidato a coraggiose scelte politiche ma ad alcune scorciatoie e ciò per inseguire i populismi nella ricerca di un facile consenso

Come dimenticare il dibattito sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che a mio avviso rappresenta, gestendolo con serietà e senza degenerazioni, una delle chiavi di volta per allargare le classi dirigenti e consentire al Paese di godere di una democrazia meno oligarchica (del resto la democrazia è pur sempre una forma di oligarchia – la migliore conosciuta). 

Cosa ha fatto il PD: ha *addirittura proposto ed inserito nel programma di un governo a sua guida e poi* votato a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico. Mai, *secondo il mio parere* avremmo dovuto farlo, avremmo piuttosto dovuto proporre un’ambiziosa riforma dello stesso, affinché la democrazia e la partecipazione fossero garantite.

Ora, lo stesso sta avvenendo con il referendum costituzionale. 

*In tanti* con *serena responsabile consapevolezza* ci stiamo accingendo a votare <Si>, convinti che questa scorciatoia ci consentirà di far crescere il nostro consenso tra i cittadini. Probabilmente, nel breve periodo avverrà ma ciò non ricostruirà quel necessario rapporto di fiducia tra le classe dirigenti ed il popolo. Per questo è necessaria la <Politica>, il coraggio di scelte ambiziose, che siano in grado di portare il Paese, nella sua interezza ad una crescita solidale e duratura. Lotta agli sprechi, investimenti (anche a debito) produttivi di ricchezza stabile, nuove politiche redistributive etc…

Se non colmeremo questi vuoti, ed ho la presunzione di affermare che solo noi possiamo farlo, superato il breve periodo saremo travolti dai populismi e dai populisti.

Dobbiamo avere il coraggio di affermare che la democrazia rappresentativa non è un costo ma uno strumento di difesa dei valori costituzionali ed anche delle legittime aspirazioni dei territori. Con il taglio dei parlamentari non si riducono i costi, si recide, invece, il rapporto tra i cittadini e le istituzioni. 

Per queste ragioni, nonostante alle Camere i gruppi parlamentari abbiano già votato a favore del taglio degli eletti, al Referendum confermativo voterò ed inviterò a votare <<No>>

                                                                                                  Dario Safina

Una prima considerazione sul piano dei sentimenti: conosco per esperienza diretta  che cosa ha significato, i traumi vissuti di chi ha “dovuto” lasciarsi alle spalle quella “famiglia” politica con la quale ha speso parte della sua vita. L’altra sera ce la raccontava in TV Goffredo Bettini, un grande dirigente proveniente dal PCI, oggi del PD: ha ammesso di aver dovuto fare ricorso allo psicologo per superare il trauma. Safina ha “solamente” trasmesso ad altro partito, sicuramente diverso, le aspirazioni, la storia. Raccontare quei momenti nel modo in cui lo fa gli fa onore. Oggi purtroppo non è più così. Ci sono “politici” che girano i partiti come al Luna Park, utilizzano i partiti e per questo vengono anche applauditi.

Safina fa bene a ricordare che cosa doveva essere il nuovo partito: “amalgamare le culture cattoliche democratiche, socialiste, laico repubblicane e della sinistra riformista”. C’era un limite, non era scritto da nessuna parte che bisognava amalgamare anche la destra iperfascista. Conseguente un altro passo della sua riflessione, giustamente critica nei confronti del PD, che ” per ricostruire un rapporto con la società non si è affidato a coraggiose scelte politiche ma ad alcune scorciatoie e ciò per inseguire i populismi nella ricerca di un facile consenso”. Qualcuno a Safina molto vicino non sta facendo forse proprio quello che lui critica: “ INSEGUIRE I POPULISMI NELLA RICERCA DI UN FACILE CONSENSO? Perché Safina non prende le distanze, anzi applaude?

Andiamo alle conclusioni dell’amico Safina, all’attualità. Safina ha perfettamente ragione su un PD che non avrebbe dovuto, proprio per non inseguire i populismi, calare le braghe sul giusto finanziamento pubblico ai partiti. La sua opinione è che il PD non deve ripetere lo stesso errore sul referendum per la riduzione dei parlamentari, puro populismo, solo gravido di pesanti conseguenze nell’allontanare la politica alla società. Il su partito, il PD, molto giustamente per tre volte in parlamento ha votato contro questa scellerata proposta dei cinque stelle, poi si è piegato al ricatto per fare parte del governo. Dario Safina ha deciso di disobbedire,  non è solo in Italia e non solo dentro il PD, il numero dei disobbedienti cresce ogni giorno. Ci permettiamo di aggiungere che votando NO Safina non disobbedisce ma conferma la linea del suo partito, quella di ieri.

 Tralascio dopo gli apprezzamenti per questa scelta, il problema referendario, mi fermo alle primarie considerazioni politiche ponendo a Safina una domanda finale: è sicuro che il suo recente ruolo politico e amministrativo rispetta quegli ideali a cui fa riferimento? Rispetta quella sua esperienza politica della quale ricorda ogni passaggio. Bisogna, se ci si crede veramente, avere la forza di ammettere errori e tornare agli ideali che hanno formato il giovane dirigente dei DS.

                                                                          ALDO VIRZI’