FAZIO QUERELA, IL GIUDICE ARCHIVIA NESSUNA DIFFAMAZIONE

C’è sempre un giudice a Berlino: mai più attuale di oggi la frase attribuita a Bertolt Brecht, se si leggono le motivazioni scritte in una ordinanza che archivia la richiesta di condanna per diffamazione che un “potente” locale aveva richiesto, e non ottenuto, per un  giornalista di questa città.

La premessa è d’obbligo per parlare di un caso che riguarda l’autore di queste note, e mi scuso se sono costretto a “scendere” sul personale. Il potente – come lo sono tutti coloro che in virtù del loro ruolo esercitano un potere, in particolare se pubblico – si chiama Fazio avv. Girolamo, già Sindaco di Trapani, già deputato regionale e tanto altro ancora. L’antefatto: l’avv. Fazio mi aveva querelato per un articolo che avevo scritto su questo giornale e che riportava la cronaca della conferenza stampa dell’avv. Peppe Bologna, noto editore di Telescirocco, a sua volta denunciato dallo stesso Fazio. In quell’articolo scrivevo tra l’altro, riportando la cronaca della conferenza stampa e una ricostruzione fatta dal blogger Natale Salvo, che Fazio “ la formazione forense l’ha acquisita nello studio palermitano di Vito Guarrasi, nome storico, riconosciuto come il “Cuccia Siciliano”, ma con qualcosa in più: le sue frequentazioni con ambienti imprenditoriali, politici e anche mafiosi”. Questa la frase per la quale Fazio mi ha querelato accusandomi di averlo diffamato per questo “accostamento” tra lui e Guarrasi.

Il GIP Samuele Corso ha archiviato con una sentenza di ben 5 pagine il caso. Potremmo dire, come ha specificato in sede dibattimentale il mio legale, l’avv. Donatella Buscaino, che ho scritto una doppia verità che lo stesso Fazio non ha potuto contestare: risponde a verità che Fazio si è formato nello studio legale di Guarrasi, risponde a verità che Guarrasi era ammanicato con ambienti mafiosi e che era stato Bologna a ricordarlo; mi ero limitato a fare cronaca. Potrebbe bastare per soffermarci sul vizietto dei potenti di cercare di intimidire i giornalisti con la minaccia della querela. Qualche volta, purtroppo, ci riescono. Ma non sempre. In qualche caso, per esempio questo, c’è stato il “giudice a Berlino”, il magistrato dott. Samuele Corso, che ha scritto una ordinanza che è un vero trattato sulla professione di giornalista, delineandone i limiti ma anche le libertà che spettano ad un giornalista nel commentare una notizia vera. Alcuni di questi principi avevano già fatto parte del dibattito in aula, per scelta professionale del mio legale, ma sono stati ampliati e motivati dal magistrato, “aiutato” da una serie di citazioni della Cassazione. Ne riporto una sintesi, ma già da subito metto a disposizione l’ordinanza destinata a fare testo, utile a tutti i colleghi. Scrive il magistrato:

– ” In ogni caso, va sottolineato come, in tema di diffamazione a mezzo stampa, il diritto di critica del giornalista non può essere svilito, limitandolo alla esposizione dei fatti e alla loro puntuale ed esatta riproduzione, sicchè non  può negarsi al predetto il diritto di ricercare e di riferire al lettore legami, rapporti e relazioni, dirette e indirette, immediate o meditate quando questi elementi risultino oggettivamente sussistenti ( Cass. Sez.5).

– “Il diritto di critica si concretizza in un giudizio valutativo che, postulando l’esistenza del fatto elevato a oggetto, o spunto del discorso critico, trova una forma espositiva non ingiustificatamente sovrabbondante rispetto al concetto da esprimere.” ( Cass. Sez. 1)

– “ Nell’esercizio del diritto di critica il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica” ( Cass. Sez. 5)

– “ A differenza della cronaca, del resoconto e della mera denunzia, la critica si concretizza nella manifestazione di un’opinione”

Ovviamente, come giornalista e come cittadino non posso non esprimere soddisfazione per questa sentenza che restituisce ad una professione, che esercito da oltre 50 anni, il decoro ed il rispetto che le si deve. Il Presidente Mattarella ci aveva invitato ad avere la schiena dritta, un invito che la maggior parte, non tutti, hanno accolto. Per quanto mi riguarda, pur ringraziando il Presidente, la schiena l’avevo drizzata quando ero ancora un ragazzo, frequentando una “scuola di giornalismo con la schiena dritta” nota come giornale “ L’ORA”. Qualcuno dei potenti anche oggi pensa –  come è stato  tentato ieri con il risultato che di cui ho scritto – di potermi intimidire con l’ennesima querela per diffamazione. Sbaglia, la schiena con gli anni non si è curvata, è sempre dritta, anzi…..drittissima.

                                                                              Aldo Virzì

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