I numeri di Biella, prossima avversaria della Pallacanestro Trapani

Biella propone il suo storico stile, quel basket aggressivo e veloce che è ormai un riconosciuto marchio di fabbrica. Il roster è stato cambiato “in corsa”, e risulta davvero giovane, con tante responsabilità nelle mani dei talentuosi under, e la sicurezza offensiva della coppia Hawkins – Carroll, “ventello” certo che è arrivato in squadra per darle maggiore peso offensivo. L’aspetto che spicca di più è il debordante e diffuso atletismo del roster, anche nei ruoli perimetrali, che permette a coach Iacopo Squarcina di “cambiare” in difesa senza pagare dazio e controllare i rimbalzi per poi spingere la transizione. Qualche problema in più a difesa schierata.

I singoli.

Le redini della squadra sono affidate al talento di Marco Laganà (1993) che nella sua carriera è stato frenato esclusivamente dagli infortuni che gli sono occorsi. Devastante in campo aperto, in virtù di doti atletiche non comuni e dell’energia che getta sul parquet, in entrambi i lati del campo. L’1c1 è la specialità della casa ma garantisce alla squadra anche preziosi assist e le sue indubbie qualità di difensore. Pecca invece nella precisione al tiro, soprattutto da fuori. Per lui 15.7 p.ti, 4.2 falli subiti, 4.5 rimbalzi e 3.2 assist a match. Tirando dal campo con il 49% da due e con poche fortune da tre (24% in stagione). Quasi 13 tentativi dal campo e tanti viaggi in lunetta. Un neo, più di 3 perse di media. La guardia è il 2000 Federico Miaschi che è un prodotto della Reyer Venezia con un anno in crescendo a Trapani ed un’esperienza al piano di sopra con Pesaro. Doppia cifra di media in stagione.

Tecnicamente può dare una mano anche in cabina di regia, data la sua attitudine nel creare per i compagni. Americano di fatto, con 12.8 p.ti, 2.1 falli subiti, 3.6 rimbalzi e 2.2 assist ad incontro. Da fuori (fondamentale che usa tanto) sta tirando male (22% da tre), la specialità della casa, ma dalla media non scherza affatto, con un buon 56% su oltre 7 tentativi per volta. Fatica ai liberi (68%) e perde 2.4 palloni per gara. In rampa di lancio! L’ala è l’U.S.A. Deontae Hawkins, 27enne da Illinois State e Boston College, alla seconda esperienza fuori dagli States, in virtù di un ottimo campionato in Libano. Esplosivo, atletico, forte a rimbalzo. Atleta completo, che può far male con la sua atipicità ed, all’occorrenza, colpire anche dalla distanza (al momento solo il 32% dai 6.75, su oltre 4 tentativi).

Può giocare anche da “quattro”. Va a referto con 15.3 p.ti (un discreto 56% dalla media), 1.9 falli subiti, ben 7.4 rimbalzi e più di un assist per volta (segno che “vede” bene il gioco). Atleticamente da piano di sopra. L’altro straniero è da qualche giornata l’ala, ex Bergamo, Jeffrey Carroll, che è prodotto della prestigiosa Oklahoma State. Gran tiratore da tre. Gioco in campo aperto e capacità di isolarsi in 1c1 creandosi il tiro dal nulla costituiscono il suo biglietto da visita. Fornisce una buona mano anche a rimbalzo e nella metà campo difensiva mentre, in attacco, pur essendo un giocatore di sistema, sta caricandosi di tante responsabilità. I suoi numeri: 19.7 p.ti, 6.1 falli subiti, 6.3 rimbalzi e 2.6 assist per volta, segno che non sa solo mettersi in proprio. Tira con il 44% da due ed un eccellente 40% dai 6.75 (su ben 7 tentativi per volta), ed anche dalla lunetta (che frequenta spesso) è efficace, con l’86%. Completo.

Non c’è più il centro di 214cm Jakub Wojciechowski ma un giocatore diverso, l’ala ex Treviglio Ursulo D’Almeida (2001) che sul parquet sprigiona tutto il suo disarmante atletismo volando in campo aperto. Migliorabile nel senso tattico e nella capacità di “gestirsi” in campo. Da lui ci si aspettava forse un’esplosione più rapida ma ha tanto margine davanti. Rimbalzi e transizione garantiti, gli si chiede un miglioramento nel gioco a metà campo. Non un tiratore da tre (arma che utilizza poco, ma al momento bene, con il 50% dalla distanza, pur su pochissimi tentativi). Per lui 4.3 p.ti (un deficitario 27% da due), 1.7 falli subiti, 3.7 rimbalzi. 25’ di parquet poi per la guardia del 1999 Matteo Pollone cheha guadagnato minuti rispetto al passato ed assicura energia (1.5 recuperi per volta), fisicità e tanti rimbalzi (4.8 per partita, tanti per il ruolo). Pericoloso quando attacca il ferro, da li i tanti falli subiti (3.1 a match). Per il resto, 5.5 p.ti con un migliorabile 44% da due ed il 47% da tre (su pochissime conclusioni però). Tira in generale poco, giocatore più di sistema, il cui apporto a tutto campo non sempre va nelle cifre! Spazio (oltre 18’ di impiego medio) anche per il centro del 1999, ex Treviso, Simone Barbante.

Coach Squarcina gli da fiducia e nelle uscite stagionali, finora, ha fatto valere in area colorata i suoi 213 cm ed i movimenti da lungo vecchio stile (5.1 p.ti con il 55% da due). Sorprendente, ma fino ad un certo punto, il 37% dai 6.75, arma che paradossalmente usa più del tiro da sotto. Buone mani di sicuro ma gli si chiede maggiore cattiveria nella lotta a rimbalzo (appena 2.4 di media). Titolare aggiunto il play-guardia del 2001 Gianmarco Bertetti che in campo rimane tanto (quasi 14’ ad allacciata di scarpe) e pressa fino allo sfinimento il portatore di palla avversario. Aggiunge 3.5 p.ti (con un ottimo 58% da due ed un traballante 24% dalla distanza). Poche conclusioni comunque dal campo, poiché predilige far giocare la squadra. In prestito poi dalla Reyer Venezia il playmaker del 2003 Nicola Berdini che, dopo aver fatto cose interessanti a livello giovanile, si sta guadagnando il suo spazio ad un livello più alto, con più di 16’ a match, conditi da 4.9 p.ti (47% da due, 36% da tre). Buon impatto e che crescita! Completa il roster l’ala del 2003 Luca Vincini, finora ai margini delle rotazioni.

Rubrica di Salvatore Barraco

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